Ancora un’altra maratona

Il mistero del suo fascino deve nascondersi nella forza di volontà: la solerzia inesauribile degli atleti.

Sfidare se stessi, respirare le distanze, da zero alla meta, con quel  pendant di sentimenti damascati e lucenti che li fanno sentire eroi epici.  La maratona è un ring stradale, dove l’avversario del runner  è la tenacia da evolvere in coraggio: una perseveranza sulla quale deve avere pieno controllo.

Il podista aspira al  traguardo: solo lì , su quel tempo scandito c’è il  ko sull’immane  fatica.

Se scarpe da ginnastica e t-shirt fanno parte delle priorità in agenda, insieme agli allenamenti, l’adrenalina no. Non se ne occupano con altrettanta disciplina fino a quando non arriva la cosa più importante per difenderla : la maratona.

Chilometri 21 per la mezza e 42,195 chilometri, quanti ne dista la città greca di Maratona da Atene, la gara podistica è il simbolo del sacrificio di Filippide, un soldato messaggero che  percorse tale distanza per annunciare la vittoria greca sui persiani o per chiedere, secondo altre teorie,  aiuto a Sparta conquistando il più alto degli onori, quello di morire per la patria , dopo siffatto sforzo.

La maratona  irradia aspirazioni che arrivano da culture diverse. Si rifiuta di parlare solo una lingua ed è un infusione di persone che si ritrovano sotto i riflettori della partenza.

Questa è la globalizzazione della corsa che  unisce razze, età, sessi concordando colori e sogni. La percezione dell’esperienza fisica del runner,  si confronta, con lo scorrere del tempo nello spazio ed è il percorso un grande schermo,  vissuto come una contigua corrispondenza con il paesaggio, a sparire alle sue spalle inclinando non fatalmente nell’arrivo, quale attimo supremo del trapasso.

Ad accarezzare la determinazione dell’atleta, intonano verso l’alto i pacer colorati: palloncini che gravitano sopra le teste a ricordare con quale tempo si voglia concludere la maratona.

I runner dovranno trovare in questi, la loro equivalente andatura che possa meglio attagliarsi alle loro preparazioni sportive. In realtà, per veder rifiorire tutte le loro potenzialità,  i podisti possono ovviare, avviandosi rapidamente verso altri gruppi più veloci, o concentrandosi, con insinuante vanità, a ritracciare un personale percorso tra nuovi sorpassi e arresti.

La maratona incarna, la sublimità dell’atletica leggera individuale, quando descrive il cuore dell’uomo più con la psicologia animalesca di conquistare la strada o con la velata presunzione di essere, non solo vincitore tra i vincitori, ma primo rispetto ad un vinto.

La maratona per essere tale deve per forza evocare, i suoi informi sciami di runner motivati e appassionati o può abbandonarsi all’attesa vera del pubblico plaudente, oltre le transenne, che gli sarà vicino per tutta la durata.

L’atleta, durante la  gara, intende perdere, nel caos del gruppo, fra credibilità agonistica e struggente fatica, il rossore vibrante del suo volto e le pronunciate cadenze, di gambe stremate librate sulla punta dei piedi e bagnate di canfora.

Gli piacerà forgiare, oltrepassato il traguardo, un appagante sorriso che raccoglie felicità, e toglie, in un attimo,allo sguardo abbassato e effigiato dalla naturale stanchezza, lo sforzo del sacrificio.

Col che, il runner è propenso a moderare la gestualità vincente, osannata in grazia della seducente e meritata medaglia di partecipazione. Per ogni corsa, sentire la vittoria e  l’inquietudine del ritmo che finisce sull’arrivo esprime, con piglio solido, “virile”,  la testimonianza di aver superato quei 42,195 km anche dentro se stessi.

Tutto ciò si riconosce poi in una classifica, rivelatrice  della soddisfazione personale. All’atleta che naviga, nei numeri di posizione, la stessa ricorda, nei risultati definitivi, la propria performance e imbeve  il successo personale di un nuovo, quanto mai vicino,  proposito competitivo.

E tale desiderio, non si sa se più ammiccante o più faticoso, deve bastare, come semplice e devotissimo omaggio alla passione della corsa, perché si sa, le grandi gare servono sempre a chiarire le idee.

Martina Tittonel

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