Cangrande Halfmarathon: la cronaca di un bellissimo weekend

Che weekend! Una bellissima gara, arrivata nel giorno del mio trentanoveismo compleanno. Siamo in due, io e Lucrezia, che all’ultimo decide di correre nonostante la caviglia dolorante. Tecar, fisioterapia, antidolorifici. Il taping riuscirà a fare la magia?

Si parte il sabato da Milano, autostrada libera, zero traffico. Il tempo di una sosta per un panino e siamo a Verona. Città incantevole, sempre bella da vedere e rivedere.

Un bel sole, e tanta tanta gente. Il village allestito in Piazza Bra è ben organizzato e il ritiro pettorali è super-agevole, pochi minuti e abbiamo la nostra sacca gara, con la bellissima maglietta celebrativa (in tessuto tecnico, perfetta per gli allenamenti). Passiamo a salutare Marcella allo stand RarePartners (sì quelli delle ali per le scarpe! Quelli di #‎corrieimmaginadivolare).

Ci saranno più di 8mila persone al via nella somma delle tre competizioni in programma: Maratona, Cangrande Half Marathon e Last 10 Solidale.

Domenica mattina, tutto pronto, una colazione veloce per me, un caffè e un paio di fette biscottate. Oggi avrei un lungo da 35 km ma non sono in grandissima forma, e decido quindi di correre la Mezza ad un ritmo che mi permetta di chiuderla in 1 ora e 40 circa. Lucrezia sembra in forma, la caviglia non è al 100%, per lei sarà una gara dura.  Prima della partenza incontro qualche amico, foto di rito, e una bella sorpresa: ci sono i pacer. Proprio quello che mi serviva.

Palloncini blu: 1h40. 

Mi metto in griglia e mi posiziono proprio dietro di loro. Un bel sole, clima perfetto. Si parte! Primissimi km agevoli, corro senza musica, le Nimbus ai piedi, un ulteriore test prima di Venezia. Vanno alla grande. Percorriamo l’Adige e rimango nel gruppetto pacer. Ma intorno al settimo km arriva la prima crisi, forse solo psicologica. Continuo a ripetermi: ‘non riesco a stargli dietro, non riesco a stargli dietro’. Sono solo a un terzo della gara, come arriverò alla fine?

Decido allora di staccarmi dal gruppo, aumentando il ritmo per un paio di km. Il trucchetto sembra funzionare. Adesso non sono costretto a seguire il loro ritmo, devo solo concentrarmi sul mio e fare in modo di non essere raggiunto.

Il sole scalda, verso il dodicesimo altra piccola crisi. Sono stanco, e quando non ne hai non ne hai. Rimane solo una cosa da fare. Non pensare più a niente e andare, togliere tutto dalla testa e continuare fino alla fine. Così decido di fare fino agli ultimi 3 km, per me i più duri. Sembrano non finire mai.

Ma ci siamo. Ultimo km. Non tengo niente e non mi risparmio. 4’30″/km. Sarà il km più veloce di tutta la gara.

Traguardo. Alzo le braccia al cielo. Sorrido. Guardo l’orologio. Dice 1 ora 39 minuti e 30 secondi. Il real time dirà che i secondi sono 49, ma cambia poco. Il gruppo dei pacer deve ancora arrivare. Ho raggiunto il mio obiettivo. Medaglia al collo. Esco dalla zona dell’arrivo.

Vado all’ultima curva prima dell’arrivo e aspetto Lucrezia, che dovrebbe arrivare tra poco. È passata 1 ora e 55 dallo start e io sono ottimista. E so che non si sarebbe fermata. Vorrei accompagnarla fino al traguardo correndo, ma non riesco a intrufolarmi nel punto giusto. La vedo arrivare, parte un urlo: “Forzaaa LUUUUUUUU”. Mi vede, sorride, vola verso il traguardo.

Medaglia al collo per entrambi, un abbraccio. Adesso però la sua caviglia fa male. Decidiamo di fare un massaggio, ci mettiamo in coda. Passano i minuti. Fa fatica ad appoggiare il piede. Sono un po’ preoccupato (ma non glielo dico, lo saprà solo adesso, mentre legge). Finalmente tocca a noi.

Mi sdraio e prima ancora che il massaggio inizi mi sembra di essere in paradiso, roba che mi addormenterei lì, senza pensarci due volte. Chiudo gli occhi per tutto il tempo e mi godo il massaggio.

Abbiamo fame. Andiamo al ristoro e mangiamo pandoro e cioccolato, qualche biscotto, acqua, coca-cola. Di tutto. Ritiriamo i nostri zaini, ci cambiamo. Mi guarda. Parte l’idea: “…andiamo a mangiare da McDonald’s?”. Non potevo dire di no. Era da una vita che non sgarravo e questa mi sembrava proprio l’occasione migliore per farlo.

Chiedo a due ragazzi sui 15 anni (chi meglio di loro sa dove si trova un Mc?) che ci indicano la strada. Non c’è bisogno che vi descriva un pranzo da McDonald’s. Vi basta guardare la foto nella gallery.

Si fa un po’ tardi, decidiamo di fare ritorno a casa. Con una sosta a Valeggio, c’è la mostra-mercato Vintage. Poi davvero a casa, stanchi, stanchissimi. Chiudiamo questo bellissimo weekend. E pensiamo alla prossima gara…

 

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