Di quando si andava a scuola e della Milano Marathon

Ve lo ricordate di quando si andava a scuola vero? Nel corso dell’anno, giorno dopo giorno, li beccavi tutti.

C’era il secchione, il cazzaro, il mezzo delinquente, quello che copiava sempre, quello che finiva i compiti cinque minuti prima che iniziasse la lezione, quello low-profile del quale non sapevi praticamente mai nulla ma che non sbagliava un colpo, quello che per piacere agli altri avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Poi c’era lui (che poi sono io), quello del quale i professori durante i colloqui con i genitori dicevano sempre “Signora suo figlio è bravo, ma non si applica.”

E la Maratona in fondo è un po’ come quando vai a scuola e c’è una verifica, un compito in classe che sai che sta per arrivare. E nonostante tu abbia tutto il tempo per prepararlo per una ragione o per l’altra finisce che il secchione rimane secchione e tu rimani quello-bravo-che-non-si-applica.

Ieri a Milano le condizioni per fare bene c’erano tutte. Clima favorevole, temperatura ottimale. L’organizzazione che è riuscita a dare una svolta a una gara che ha fatto sempre un po’ fatica negli anni.

Questo per la Maratona milanese è l’anno del cambiamento, delle cose che finalmente sono andate come dovevano andare. Milano se la merita tutta, una Maratona così. Bella, con tanto tifo, senza auto, senza smog, con una bellissima medaglia.

Se avete seguito il blog però sapete anche che c’era in ballo una sfida con Carlotta. Sì lei, quella forte fortissima. Quella di RunningCharlotte. Insomma, per farla breve, non è che ci sia mai stata storia, mi ha distrutto.

Con grande merito e con grandissimi allenamenti ha portato a casa una prestazione davvero invidiabile (ah se volete leggere il suo racconto lo trovate qui).

Io invece, che sono bravo ma non mi applico, per diversi motivi che non vi sto a elencare (le scuse non servono a niente, mai) non mi sono allenato nel modo giusto e ho solo potuto mettere una pezza a una gara che avrei voluto chiudere in maniera diversa.

Ho cercato di impostare una specie di strategia, piuttosto bislacca a dire il vero, ma l’unica possibile in una giornata così. Contro ogni regola, contro ogni ragionevole consiglio. E infatti ha funzionato solo a metà.

Il crollo, puntuale, è arrivato. Spietato, di quelli che non guardano in faccia a nessuno. Ti prende a calci nel culo e ti ci porta fino al traguardo, a furia di calci.

Il tuo corpo che implora, ti chiede di fermarti. Una, due, cento, un miliardo di volte. Ma nella tua testa sai che devi continuare. Passo dopo passo, non cedi, non molli. In qualche modo capisci che – come il titolo di un romanzo di Peter Cameron – “questo dolore ti sarà utile”.

Quello che ti rimane una volta tagliato il traguardo è il calore delle persone incontrate sul percorso. Tutti a fare il tifo, tutti a urlare il tuo nome, non so quante volte ho sentito “VAAAAII ROBIIIIII”. Davvero una festa per la testa e per il cuore.

Per le strade ho visto e salutato gli ultimi dieci anni del running milanese che erano lì, condensati in un’unica, incredibile giornata. C’erano proprio tutti. Amici, amiche, amici degli amici, amici vecchi, amici nuovi, ex amici, quelli degli abbracci infiniti, dei baci dappertutto e quelli che ti guardano in cagnesco perché gli stai sulle palle.

Una giornata da ricordare, senza dubbio. E tornando per un attimo sui banchi di scuola, un 8 in pagella meritato alla Maratona di Milano perché la passione e la voglia di portarla in vetta, nell’olimpo delle competizioni internazionali, c’è e si sente tutta.

Adesso che tutto è finito ho tempo un anno per diventare un secchione. Almeno una volta nella vita ci voglio provare, ci devo riuscire. Vediamo se per una volta oltre ad essere bravo, mi applico.

CI VEDIAMO L’ANNO PROSSIMO MILANOOO!


 

 

 

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