Divertimento allo stato puro? Mai provato con il Triathlon?

Era da un sacco di tempo che non facevo una gara di Triathlon. Da una vita. Da quel lungo viaggio di 14 ore che per la prima volta ho intrapreso l’anno scorso, il 5 giugno per la precisione.

Non so perché poi non abbia più gareggiato nella triplice, non c’è un motivo in particolare. Non lo so.

So solo che ieri, al Triathlon Olimpico di Milano – quello organizzato da Eco Race – ho finalmente ritrovato il sorriso e la voglia di allenarmi che con la corsa avevo perso da qualche tempo.

Il clima di festa, la tensione pre-gara. Diciamocelo, il circo del Triathlon è un mondo a parte.

A partire dal nuoto. Sono 1.500 metri. Le boe ti sembreranno lontane, lontanissime e nonostante tu sappia benissimo che sono sempre state lì ogni volta torni a ripetere “ma quanto cazzo son lontane ‘ste boe?”.

Metti muta, cuffia e occhialini e in men che non si dica ti ritrovi a nuotare con un centinaio di pazzi a fianco, ma anche sopra, sotto, dappertutto-e-tutto-intorno.

Cerchi di trovare il ritmo ma nel nuoto è sempre difficile, l’acqua è torbida, non vedi niente, anzi non vuoi vedere niente. Alzi solo la testa ogni tanto, giusto per capire se la direzione è quella giusta. Per il resto pensi solo a respirare.

E poi l’emozione dell’uscita dall’acqua, quando senti i polmoni esplodere perché hai fatto gli ultimi metri a cannone e ti ritrovi a contenere le emozioni e a dover correre su un tappeto rosso e contemporaneamente togliere orologio, sfilare muta, entrare in zona cambio, mettere occhiali, casco, prendere la bici e correre a perdifiato verso la fine della zona di transizione, dove ti aspetta la frazione bici.

E sono quaranta km di pura adrenalina, che affronti sempre in compagnia dei pazzi di cui sopra, che adesso però sono tutti in completino da gara, scarpe tecniche, casco e occhiali iridescenti da macho-man. Stare in scia è da brividi, le sensazioni che certe velocità regalano sono indescrivibili.

Cioè come faccio a spiegarvi cosa si prova a star lì, in mezzo ad altri venti/trenta folli e sentirsi letteralmente trascinare dal vento, con le gambe che bruciano, i polmoni in fiamme e che nonostante tutto non ne hanno mai abbastanza?

Come faccio a spiegarvi che tutto il gruppo si muove all’unisono, come un gigantesco sciame, dove ogni movimento è calibrato e accompagnato, dove ti sembra che tutte le persone siano in realtà una persona sola?

E di nuovo l’emozione di tornare in zona cambio, di lasciare tutto attaccato alla bici, scarpe, casco, mettersi un paio di scarpe da running e correre per 10 km.

Poi c’è quella cosa, che ad ogni frazione è come se dimenticassi quella precedente. Quando corri ti sembra impossibile aver nuotato e pedalato per tutto quel tempo. Ti chiedi come sia possibile che la memoria faccia scherzi simili. Eppure funziona proprio così.

Torni a correre, le gambe che girano, un po’ a fatica a dir la verità. Sei stanco ma sai anche che è l’ultima frazione, sai che dopo tutti gli sforzi finalmente arriverà il traguardo. Cerchi di inventare qualche giochino per la testa, per far passare il tempo, per far passare i chilometri.

Dividi le distanze e continui a ripetere “non mollare, non mollare, non mollare”. È solo quando mancano un paio di km che poi arriva la certezza di avercela fatta. Ancora una volta.

Guardo l’orologio e non smetto di fare calcoli, sembra di essere in un’altra dimensione. Come quando sogni ma sei sicuro che non sia un sogno.

Perché qui inaspettatamente sto facendo il personale, anche se non ricordo nemmeno con precisione quanto avevo di personale. Ma non mi sbaglio, di Olimpici non ne ho fatti molti e questo finora è stato il migliore, sotto tutti i punti di vista.

Braccia al cielo e un sorriso grande così, che quando mi ricapita un’altra volta una giornata del genere?

Quello che volevo dirvi insomma, è che dovreste provare a farne uno. Almeno uno nella vita, una sola volta. Poi vi accorgerete da soli che non potrete più farne a meno.