DON’T RUN, FLY: la cronaca (e le emozioni) di due indimenticabili giorni a Londra

Se dovessi riassumere con una parola quello che è successo nella due giorni targata ASICS a Londra userei il termine “surreale”.

Perchè quando sei sul Tower Bridge, 50 metri sopra il Tamigi, e hai l’occasione di partecipare a una sfida unica nel suo genere, una sfida che consiste nel correre lungo uno dei due corridoi che collegano le torri sfidando un centinaio di persone (e usare l’altro per fare festa) beh, credo non esistano altre parole.

DON’T RUN, FLY. Questo il nome scelto da ASICS per lanciare la nuova linea di scarpe che utilizzano la schiuma FlyteFoam. Si tratta delle nuove Noosa, Gel DS e della nuova colorazione delle Dynaflyte.

Evento in diretta sui canali ASICS e ospiti d’eccezione – Jan Frodeno su tutti, con il quale poi ho fatto anche una lunga chiacchierata – che si sono lanciati a tutta velocità lungo i 60 metri posti sulla parte alta del ponte, cercando di fare meglio dei propri rivali.

Il tema della sfida e del lancio dei nuovi modelli è il decollo, proprio come quello di un aereo. E tutto qui ricorda un aeroporto, una pista di atterraggio, la cabina di un velivolo.

E quando mancano pochi minuti al tuo turno non capisci più niente. Alcuni “assistenti di volo” ti spiegano velocemente le regole della sfida, come funziona il countdown e che ci sarà un bottone rosso da premere alla fine del rettilineo.

La voce arriva ma non ascolti niente, annuisci con la testa e guardi solo lo schermo gigante in fondo al tunnel in attesa del conteggio.

Tre, due, uno, decollo. L’adrenalina è alle stelle. Luci, suoni, colori, emozioni. Ti senti un proiettile.

Supersonic come direbbero da queste parti.

Arrivo in fondo, premo il bottone dopo circa 8 secondi e mezzo, poco meno di 9 a dir la verità.

Un respiro enorme, adrenalina alle stelle. Le gambe che un po’ tremano. E la consapevolezza di aver partecipato a un evento davvero unico e irripetibile.

Roba che ti senti un mix tra James Bond e un supereroe.


E poi ancora tornano i colori e le luci, ma questa volta della festa. Si passa nell’altro corridoio. Catering stellato, tutti parlano con tutti.

Conosco e parlo praticamente con chiunque incontri. Ci sono alcuni Frontrunners europei, poi ancora giornalisti, blogger. Insomma, sono nel mio mondo.

E sono felice di essere tornato ancora una volta bambino, come piace a me. Prender sonno è difficile, ma la mattina successiva mi aspetta una corsa lungo il Tamigi insieme al team ASICS.

Ci dividiamo in gruppi, scelgo quello veloce. Il ritmo è ballerino, ma anche qui sono le emozioni a farla da padrone.

Non avevo mai corso a Londra, nonostante le numerose visite. E non finisce qui. Si torna in albergo, doccia veloce.

Due motoscafi rosso fuoco ci aspettano per l’ultimo brivido legato alla velocità.

Speedboat le chiamano. E in effetti vanno davvero veloci. Venti velocissimi minuti sul fiume chiudono l’avventura DON’T RUN, FLY.

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