Doparsi a 14 anni. Lo sport pulito (non) esiste.

Ci risiamo. Altro giro, altro regalo. Anzi altro giro altra schifezza.

Sì perchè – udite udite – il record (negativo) del doping lo stabilisce, guarda un po’, l’Italia, dove un ciclista di 14 anni è stato trovato positivo al mesterolone.

E non stiamo parlando di un’aspirina, ma di un ormone sintetico usato in campo medico per trattare disfunzioni sessuali causate da un ridotta produzione di testosterone.

Il test è stato effettuato durante una gara regionale. Ovviamente non si conosce l’identità del protagonista della vicenda che è stato ovviamente sospeso dal tribunale nazionale antidoping del Coni.

Siamo alla follia. E non mi venite a dire che il ciclismo fa schifo, che il ciclismo è la culla del doping e cose di questo tipo.

Il doping è dappertutto ormai. Ciclismo, corsa, mountain bike, sport estremi ma anche calcio, nuoto, canottaggio, basket, baseball e chi più ne ha più ne metta. 

E non solo tra i professionisti. Anzi, il peggio del peggio ce lo ritroviamo nelle gare proprio accanto a noi.

Insospettabili disposti a tutto pur di guadagnare qualche posizione.

Criminali della peggior specie, se poi si tratta di minorenni anche peggio. I genitori dove sono? Il medico sportivo? Chi ha convinto il ragazzo (bambino) a fare uso di queste sostanze?

Possibile che in questo Paese in galera non ci vada mai nessuno?

E attenzione. Non è perché ai controlli si riesca ad uscirne puliti che allora tutti gli atleti puliti siano davvero puliti.

Date un’occhiata a questo video trasmesso dalle Iene e capirete meglio di cosa parlo.

Lo sport pulito (non) esiste. Certo, potete sempre far finta che la parola tra parentesi non esista, che non sia nemmeno lì.

Che lo sport nel 2017 in Italia sia tutto bello e tutto pulito. Ma ahimè non è così, non lo è per niente. 

Ricordiamoci che nel 2015 a livello di doping peggio di noi solo la Russia.

Nell’antidoping rules violation report di Wada infatti risultavano ben 129 atleti azzurri risultati positivi al controllo anti-doping.

Uno schifo senza fine. Lo sport – tutto lo sport – ha bisogno di esempi positivi, di campioni “veri”.

Ce ne sono diversi lo so, ce ne sono tanti. Ma vincere pulito contro chi vince sporco non è facile. 

Una battaglia senza fine, una battaglia che deve partire da chi segue e allena gli atleti, dai genitori, che dovrebbero anzi DEVONO sapere cosa succede ai loro figli e non permettere che certe cose accadano.

Non voglio pensare che in questo caso i genitori fossero d’accordo con chi ha somministrato la sostanza, magari per sconfiggere l’acerrimo avversario del figlio (ma forse in fondo in fondo un po’ lo penso, ecco).

C’è davvero la voglia? L’intenzione? O domani ricomincerà tutto da capo come se niente fosse, come succede ogni volta?

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