Foto gare: perché costano così tanto?

Diciamolo. Il mondo dei runner è un mondo accanito. Il mondo dei runner è un mondo polemico. Che analizza e fa le pulci a organizzatori, promotori e – tendenza degli ultimi anni – anche ai fotografi.

Dopo aver cercato di dare una risposta all’annoso quesito del costo delle gare in Italia, è finalmente arrivato il momento di parlare dei costi delle foto offerte dai fotografi presenti alle manifestazioni podistiche.

Le polemiche impazzano praticamente ogni domenica sotto ai post delle gare, e sono sempre più numerosi gli utenti che si lamentano del prezzo delle foto.

“Perché dovrei pagare 30, 40 o 50 euro per avere una decina di foto?” è la tipica frase entry-level, quella che, garantito, vi proietterà direttamente nel favoloso mondo di chi si lamenta sempre senza avere cognizione di causa.

E così il web si riempie magicamente di foto zeppe di watermark, che molto spesso diventano anche inguardabili foto profilo.

“Ho pagato già troppo per l’iscrizione, questi vogliono anche i soldi per le foto, ladri!”

Ed è quando leggo cazzate simili che poi mi si chiude la vena. E allora, di contro, vi chiedo: ma perché mai dovrebbero essere gratuite?

I fotografi impegnati a immortalare le vostre epiche gesta infatti sono persone proprio come voi. Anzi, vi dirò di più.

Mentre voi correte e vi divertite nella vostra domenica libera da impegni, loro stanno lavorando.  In qualsiasi condizione atmosferica: sotto la pioggia, a trenta gradi all’ombra, con o senza vento.

Senza considerare che molto probabilmente sono lì dal giorno prima, per rendere perpetua la memoria anche dell’istante in cui (occhi al cielo) ritirate il vostro pettorale.

Questo vizio tutto Italiano di fare i conti in tasca sempre – e a tutti – ha raggiunto livelli davvero inaccettabili.

Insieme ad un altro fastidiosissimo vizio, quello di non rispettare mai il lavoro degli altri.

Se vi chiedessero di lavorare di domenica, lo fareste gratis? Lo fareste senza battere ciglio e col sorriso stampato sul volto? Non credo proprio.

Magari in una città che non è la vostra. Con tanto di viaggio andata e ritorno da sostenere. Con il costo del pernottamento. Con attrezzature che arrivano a costare ormai diverse migliaia di euro.

Con collaboratori distribuiti su tutto il percorso. Perché forse non ci pensate mentre sfogliate l’album con le foto di gara, ma non è nemmeno così difficile immaginare che sarebbe impensabile per una persona sola fare tutto il lavoro, a meno che fosse dotato del dono dell’ubiquità.

Magari su un percorso lungo 42 km e 195 metri.

Ma è davvero così difficile rispettare l’impegno, la dedizione e l’esperienza di chi vi sta offrendo un servizio?

Che, badate bene, non siete obbligati ad acquistare. Ma quando si tratta dei social, lo avrete sicuramente notato, diventano tutti ingegneri, politici, allenatori, esperti della qualunque e ultimo, ma non per importanza, fotografi di gran classe.

E allora via, tutti a fare le schermate delle anteprime e delle miniature delle foto, per poi usarle più o meno lecitamente su qualunque piattaforma accetti l’upload di un file .jpg

“Son cazzi suoi, la prossima volta impara a farle pagare così tanto.” 

Ma fate attenzione, e poi la chiudo qui, non è solo il fotografo a perderci. Siete anche voi, che nel momento in cui non rispettate il suo lavoro perdete la vostra, di dignità.

Perché il suo lavoro vale tanto quello di chi pagate la sera prima, senza fare una piega, per farvi servire la cena e fare finalmente il tanto atteso, amato (e inutile) carbo-loading.

Volete una foto tutta vostra? Usate lo stesso strumento che utilizzate per rompere le palle a chi si impegna ogni domenica per garantirvi delle foto fatte come si deve. Si chiama smartphone.

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