Ho corso con Karen la Reebok Spartan Race a Madrid: AROO AROO AROO!!!

Non è solo un grido di battaglia. È la filosofia con la quale affrontare ogni Spartan Race. E anche se il clima è festoso, la competizione qui non muore mai. Aroo! Aroo! Aroo! Si grida prima, durante e dopo la gara.

Oggi fango, salite, ostacoli e fatica non hanno fermato l’ondata di Spartani che hanno invaso San Augustin de Guadalix, a pochi chilometri da Madrid.

Partenza intorno alle 10.30 insieme al Team Reebok. Si dovrebbe stare tutti insieme ma qui ognuno è agguerrito più che mai. Io e Karen partiamo in quarta e cerchiamo di superare gli atleti davanti a noi. Il ritmo è forsennato, corre come una matta.

Lei che è abituata a correre in montagna qui non fa certo fatica. Di sicuro non la fatica che faccio io. I primi due km circa infatti – a parte un piccolo torrente da attraversare – sono tutti in salita, su strada sterrata.

Gli ostacoli iniziali sono piuttosto semplici da superare. Qualche muro in legno da scavalcare (o sotto il quale passare), una camminata su tronchi, un sacco da 20 kg da portare in spalla per circa 200 metri, fin qui tutto bene.

Poi arrivano i veri ostacoli. I muri diventano un po’ più alti e si iniziano a intravedere corde e fango.

Cè una regola della Spartan Race che dovete assolutamente sapere. Per ogni ostacolo non superato – un tentativo a ogni ostacolo, non si può star lì tutto il giorno – la penalità corrisponde a 30 burpees.

E quando arrivo alle corde sono davvero senza fiato. Faccio passare la corda intorno alla caviglia e inizio a scalare. Ma improvvisamente si sfila dal piede e perdo l’appoggio. Non faccio in tempo a reagire con le braccia. Lascio la presa e mi arrendo. Mi sparo i primi 30 burpees della giornata.

Proseguo, e arrivo all’ostacolo che anche a Milano, due anni fa, mi ha punito. Il mecanismo è semplice. Bisogna tirare una lancia verso una sagoma posta a una decina di metri cercando di colpire il bersaglio facendo in modo che la lancia si conficchi nella paglia.

E anche questa volta, come due anni fa, niente. Altri 30 burpees. Ma a salvarmi ci pensa Viola che arriva proprio dietro di me e manca anche lei il bersaglio. Dividiamo quindi i burpees 20 io – 10 lei (venti per me e dieci per lei, se sei nello stesso Team è consentito dividere le penalizzazioni).

E poi ancora Monkey Bars, altri muri in legno da scalare e poi corde, corde e ancora corde. E il fango. Tanto fango. Il filo spinato sotto al quale bisogna passare è vero e non si può far finta. O strisci e rotoli nel fango o non ne esci più.

Ancora un ultimo ostacolo prima dell’arrivo. Karen è già qui e ci aspetta per il salto sui carboni ardenti. Ci assicuriamo che il fotografo sia pronto per lo scatto perchè questo non ce lo vogliamo perdere. Un bel sorriso e via, si salta!

AJ batte tutti nel Team Reebok, Karen si classifica seconda, io terzo e Viola quarta. E dire che ci hanno dato dei ritardatari per tutto il weekend (ma in gara, cari amici e colleghi, non arriviamo mai ultimi!)

Un’altra esperienza davvero incredibile. Madrid non è mai stata così bella.

Aroo! Aroo! Aroo!

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