Ho provato le adidas SpringBlade Razor | Prime impressioni

Le adidas Springblade sono delle scarpe da running rivoluzionarie, non c’è dubbio. Sono infatti le prime scarpe con “lame” appositamente calibrate per regalare ai runner la giusta spinta e il maggior ritorno di energia possibile. La suola delle Springblade è infatti realizzata con 16 lame high-tech in polimero perfettamente angolate per permettere all’energia di effettuare il ciclo compressione-rilascio-ritorno. Ogni lama è studiata per seguire e accompagnare i movimenti del piede.

Ma come si sono comportate nel test su strada? Beh, basta indossarle per capire che non sono normali scarpe da running. La tomaia ricorda un po’ una scarpa da calcio, stretta, affusolata, molto avvolgente. Camminando l’ammortizzazione si sente, è subito evidente, e si ha la sensazione di essere letteralmente sospesi da terra di qualche centimetro.

Per testarle a diverse velocità ho scelto di utilizzarle durante un allenamento con variazioni di ritmo 7+5+3 (vedi immagine nella gallery), con ritmi tra i 5’00″/km e i 4’20″/km, giusto per capire come le SpringBlade reagivano quando sottoposte a diverse andature.

Il risultato? Sorprendentemente, almeno così per me è stato, all’aumentare dell’andatura diminuiva la risposta e la reattività delle lame. A ritmi lenti invece, con appoggio e baricentro più arretrato, l’ammortizzazione non manca, soprattutto nella parte posteriore del piede. Ma se, come me, siete particolarmente inclini a correre sull’avampiede, la faccenda si complica. Le lame infatti sono molto più morbide nella zona del tallone. Sull’avampiede sono molto più rigide, così come la suola è meno flessibile. Quando si vuole spingere bisogna avere le gambe per farlo, e con la rigidità e la risposta secca tipica delle calzature adidas, (BOOST a parte) dovrete fare i conti con i vostri polpacci, che urleranno a più non posso.

Peso: qui la nota dolente. La bilancia elettronica, una classica da cucina, dice 454 grammi, per una misura 12US. No. Non sono certo delle piume, sono tra le più pesanti della categoria. E ironia, proprio la speciale suola a lame, che pare non esserci, è responsabile di tutto il peso extra. La tomaia infatti è realizzata con il materiale lightweight TECHFIT e linguetta in Air Mesh. Quando si corre il peso si sente, e dopo i primi km, passati lisci, la sensazione di avere un peso extra diventa sempre più evidente.

Traspirazione: la tomaia, come scritto in precedenza, è avvolgente, affusolata e perfetta per chi ama la sensazione di avere il piede completamente avvolto dalla scarpa, senza troppi spazi liberi. Allacciatura comoda con un occhiello arretrato che arriva fino alla caviglia. La traspirazione non manca e il mix tra mesh e TECHFIT è perfetto.

Ammortizzazione: le Springblades sono molto ammortizzate se siete degli “heel-strikers”, cioè se avete la tendenza a correre con la parte posteriore del piede. Man mano che si sposta il baricentro verso l’avampiede, si perde a mio parere di un po’ di spinta. Nonostante ciò, anche a ritmi veloci, la scarpa rimane ferma e stabile e non si scompone. Quindi grande assorbimento di energia, buona ammortizzazione ma poca risposta.

Conclusioni: le adidas Springblade sono delle scarpe da running molto particolari. O si odiano o si amano. Ci vuole tempo per fare in modo che si adattino ai vostri ritmi e andature. Direi ideali per brevi uscite (non più di 10-15 km), o per superfici più morbide e ammortizzate come il tapis roulant. 

Mi riservo comunque di utilizzarle in altri allenamenti per vedere se aggiungendo km le scarpe si ammorbidiscano un po’ ed inizino a restituire l’energia come si deve.