Il test delle Brooks Ghost 8 di RunandtheCity

Belle bellissime le Ghost 8 Berlin Marathon Special. Le indosso e inizio a volare. Cammino, corro e pare che tutti gli sguardi siano puntati su di loro. La linea classica delle Ghost è resa aggressiva dal disegno Graffiti che richiama la creatività e i colori della città di Berlino. Insomma tutto benissimo.

Poi succede che incontro Roberto Nava di Runlikeneverbefore.com e gli vado incontro con un sorriso a 32 denti. E quando lui mi propone di provare le Ghost in pista con un test incrociato andando alla velocità del vincitore della Maratona di Berlino, il mio sorriso diventa paresi.

Inizio a cercare una scusa, una qualsiasi di quelle che preparo per ogni evenienza e che quando è il momento giusto, non ricordo mai. Un battesimo di un nipote. Il matrimonio di un genitore, il funerale del pesce rosso. Andrebbe bene anche dire di dover fare una coda di qualche ora al padiglione Giappone dell’Expo.

Poi, mantenendo la calma, gli propongo di dividerci e di provare le Ghost lui alla velocità del vincitore e io alla velocità dell’ultimo arrivato (ma quanto sono furba?). Accetta la proposta ma dato che si tratta di un test incrociato, poi ci scambieremo le andature.

L’appuntamento è per il giorno seguente al campo di atletica del XXV Aprile.

Dopo aver visto i tempi (il vincitore Eliud Kipchoge 2’56’’/km e l’ultimo arrivato Frank Ebert 10’08’’/km), mi chiedo solo due cose. Perché ho accettato e come mai a Roberto vengono in mente queste idee. Mi chiedo anche un’altra cosa in realtà. Come si possano sostenere entrambe queste andature per 42 km. Il primo, non è umano. Se consideriamo che per metà gara ha anche corso con evidenti problemi alle scarpe. Il secondo potrebbe averla fatta tutta camminando. Per 7 ore. In pratica un turista in visita alla città.

Il giorno dopo ci troviamo di buon mattino in pista, entrambi con gli strumenti di lavoro ai piedi: le Ghost 8. Iniziamo a fare qualche giro di riscaldamento. La prova richiede un grande sforzo muscolare e quindi bisogna prepararsi bene. Segue anche qualche allungo, per far sapere in anteprima al mio cervello che mi sto trasformando lentamente in Eliud.

Nel frattempo la Ghost 8 si comporta davvero bene. Confortevole al massimo come da tradizione del modello, sembra di non averle grazie a una tomaia che è praticamente senza cuciture. Sono fascianti, ma anche morbide allo stesso tempo e ben strutturate in corrispondenza del tallone. Il feeling con la scarpa c’è e lo capisci appena le indossi, con c’è niente da fare. Super ammortizzate e reattive, questo lo sento fin dai primi allunghi. I tagli sulla suola in corrispondenza dell’avampiede, non sono stati messi a caso, ma favoriscono la fase della spinta, più il taglio longitudinale che accompagna la rullata. Mentre sul retro il crash pad a ferro di cavallo assicura il piede nella fase di contatto con il suolo. Ma la cosa più importante per me (e per chi come non ama correre sull’asfalto e in pista) è che non è una scarpa secca, non ti fa sentire il terreno duro sotto le dita.

Agli allunghi sono seguiti gli scatti. Per qualche centinaio di metri sono riuscita a tenere una buona velocità e a stare dietro a Roberto. Ma il cronometro ha fatto prontamente sapere che se non sono maratoneta e soprattutto maratoneta di fama mondiale, un motivo c’è. Con la milza in una mano mi avvicino a Roby e gli dico che a diventare Eilud proprio non ci riesco e che con il suo permesso vorrei trasformarmi subito in Frank per riprendere fiato. Si ferma anche lui. Quei tempi sono impossibili da raggiungere per chiunque. Ma tanto lo sapevamo entrambi che era solo un pretesto per divertirsi un po’ e provare le super Ghost 8 Berlin Marathon.

LEGGI COME LA PENSA LUI SU

www.runandthecity.it/berlino-val-bene-una-corsa

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