La corsa e i social: il nuovo incubo digitale

La corsa e i social. Gli sport e i social. Bici, montagna, corse ad ostacoli, ultramaratone. Un connubio destinato a durare nel tempo o incubo digitale?

Ma partiamo dal principio, con calma. Un passo alla volta.

Secondo Wikipedia con il termine sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi e segni clinici che costituiscono le manifestazioni cliniche di una o diverse malattie, indipendentemente dall’eziologia (la ricerca delle cause che provocano certi fenomeni) che le contraddistingue.

E attenzione. Sono stato il primo, anzi uno dei primi, ad aver innescato questo meccanismo. Più di dieci anni fa, quando decisi di aprire un blog che raccontasse i miei allenamenti.

I miei primi post, ormai dimenticati e sepolti nel vecchio blog, erano semplicemente dei grafici, delle schermate, che “raccontavano” la mia corsa, corredati da tempi, abbigliamento, scarpe utilizzate e quant’altro.

Poi sono arrivati i social, poi è arrivato Facebook. Foto, foto-collage, traguardi, medaglie. Tabelle, allenamenti, gare, risultati.

Ok, Facebook c’era già, ma ci siamo capiti. Nel corso degli anni è un’invasione di post senza soluzione di continuità. Garmin, Nike Run Club, Strava, Runkeeper, Map My Run.

Oggi la digitalizzazione dello sport e degli allenamenti è all’apice. E non sempre è cosa buona.

Ok, è vero, è un ottimo strumento per la diffusione dello sport e del benessere, trasmette euforia, gioia di vivere, tutto quello che volete.

Ma allo stesso tempo è diventato letteralmente un vero e proprio incubo digitale.

E l’accanimento di alcuni è davvero preoccupante. Coltello tra i denti per qualche secondo al km, che se lo vedessero quelli che corrono davvero ci riderebbero dietro.

Risse online, post con ogni tipo di consigli, aiuti, pareri non richiesti. Come accade quotidianamente per ogni fatto di cronaca, dove ognuno sente la necessità di dire a tutti i costi la sua, nella corsa tutti diventano allenatori, massaggiatori, fisioterapisti, osteopati.

Provate a chiedere un consiglio su quale scarpa acquistare. E preparatevi all’apertura delle porte dell’inferno. Gente che si insulta, blocca. Che pubblica le schermate il giorno dopo, due giorni dopo.

Per alimentare – come se ce ne fosse davvero bisogno – ancora di più la polemica, per incendiare gli animi. Troll professionisti mascherati da runner inesperti.

Per quanto mi riguarda non è questo il modo di fare sport sui social. Non è questo il modo di godersi una corsa in santa pace. Non è questo il modo di aiutare chi vuole iniziare a correre.

Un continuo guardarsi addosso, un continuo confronto ostile che non giova a nessuno. Perché se avete iniziato a correre alla soglia dei 30 anni, o 40 perché no, fidatevi, non vincerete mai niente.

Nemmeno il cesto messo in palio dalla corsa paesana.

Non lo vincete nemmeno se avete degli ottimi tempi, rispettabilissimi tempi.

Nemmeno se prendete il Bentelan. Nemmeno se vi sparate il muscoril direttamente nella chiappa prima di partire.

Rilassatevi, andate a correre. Provate a lasciare a casa il Garmin. Trovate il vostro ritmo, trovate il vostro mondo. Con la musica oppure senza. Con gli amici oppure da soli.

Provate, per una volta, a non scattare una foto, a non immortalare il momento. Le prime volte vi sembrerà strano, ma col tempo, vi assicuro, vi sentirete libere. Anzi, liberati.

Liberati dai giudizi, dai pregiudizi, dalle critiche, dai sapientini e dai sapientoni del web. Da chi vi vuole bene e da chi vi vuole male. Dai leoni da tastiera e dalle pecore del gregge.

I social molto spesso sono una brutta bestia. Che non tutti sanno comprendere e governare.

La sensazione, per alcuni, è quella di ritrovarsi al volante di una vettura da F1, senza sapere esattamente dove siano i comandi.

Basta con i micro-dettagli di ogni singolo allenamento. Ho visto gente pubblicare il tratto casa-panettiere perché su Strava è segnalato come segmento.

Basta con le statistiche ultra approfondite. Basta con le lamentele per 1 secondo al km in più o in meno. Basta con le foto di unghie nere e piedi devastati.

Se ne sentite davvero la necessità, fate una foto al panorama che incontrate mentre correte.

Raccontate il vostro allenamento serenamente, cercate di descrivere tutte le sensazioni che vi hanno accompagnato, senza specificare tempi, distanze, prestazioni.

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