La forza di volontà racchiusa in un’immagine: Earl Granville conquista Boston

Earl Granville è sempre stato un runner, ma si è accorto di quanto fosse grande questa passione quando ha capito di non poter più correre.

La sua storia passa dalla guerra in Afghanistan, quando nel 2008 una mina anticarro colpisce il veicolo sul quale viaggiava, ferendolo gravemente a una gamba, che i medici hanno dovuto successivamente amputare.

Earl Granville ha così dovuto imparare nuovamente a camminare grazie a un lungo periodo di terapia, prima alle sbarre, poi grazie alle stampelle e infine grazie a un bastone.

“Il running – dopo aver perso una gamba – è diventato qualcosa grazie al quale potevo dimostrare qualcosa a me stesso.”

Ma il suo recupero passa anche da un’altra storia che lo ha segnato. Il suicidio del fratello nel 2010, anche lui militare, probabilmente l’unico motivo per il quale Earl decise all’epoca di arruolarsi nell’esercito.

 

Inizia così a correre le sue prime 5 km grazie all’Achilles Freedom Team, un gruppo di veterani che aiutano il recupero grazie a eventi sportivi, in particolare con la corsa.

Arriva quindi la sua prima New York City Marathon, alla quale ha partecipato in handbike, e una serie di altre gare chiuse da solo o in staffetta, ma sempre in handbike.

Poi la decisione di partecipare alla Maratona di Boston, con allenamenti mirati da 15 miglia a settimana, percorsi su un tapis roulant con un zavorra da 10 kg sulle spalle.

Quello che sapeva era che l’avrebbe corsa con la bandiera Americana per ricordare le vittime dell’attentato del 2013, proprio alla Maratona di Boston.

Una prova durissima, che lo ha costretto a fermarsi quattro volte per assistenza medica.

Grazie alla sua guida Andi Piscopo, che è stata al suo fianco per tutto il tempo, Earl ha coronato il suo sogno, nove ore dopo lo start.

A modo suo. Tagliando il traguardo con Andi in spalla, e con un altro sogno da conquistare. Che si  chiama New York.

Condividi su:
  • 21
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  • 21
  •  
  •  
  •  
  •