Mezza di Monza: cronaca di una gara “senza tempo”

Come si passa dalla Gore-Tex Transalpine Run alla Mezza di Monza nel giro di due giorni?

Dopo i 36 km in montagna di venerdì correre una Mezza Maratona sembrava qualcosa di impensabile. Ma domenica, insieme ad altri 4.500 runner sono riuscito a conquistare anche questo splendido percorso, in un bellissimo mix di pista e Parco.

Una giornata calda, caldissima, con la partenza puntale alle 9.30, una settimana dopo il rombo dei motori del Gran Premio di F1.

Arrivo presto, alle 8 sono già lì. Caffè insieme a Cristina, poi giro un po’ per gli stand. Incontro e (ri)vedo vecchi e nuovi amici, parlo con un sacco di gente, ogni volta che mi giro riconosco qualcuno che ho già visto da qualche parte.

Poi di corsa allo stand TomTom, foto di rito con il Team e tutti pronti con i palloncini rossi da far volare al momento dello start.

Prima di partire però affido il mio TomTom Runner 2  a Cristina e decido di correre – per una volta – senza orologio.

Oggi non ho ambizioni di tempo. Le gambe sono stanche, i polpacci uno straccio. È il giorno ideale per fare una specie di test, di esperimento. Correre con il GPS è utile e aiuta a migliorare, ma a volte bisognerebbe imparare a staccare la spina, eliminare lo stress del controllo continuo.

E allora vado, senza tempo, km dopo km. In realtà chiedo un paio di volte a chi mi circonda il ritmo al quale stiamo correndo. Una sorta di ricerca della sicurezza, sapere che le proprie sensazioni sono quelle giuste.

Il percorso quest’anno è cambiato, ed è ancora meglio degli altri anni. Si esce dal parco, si percorre un tratto nuovo. C’è anche parecchia ombra. Mi piace.

Al decimo km le sensazioni sono buone, nonostante qualche fitta alla schiena. Nella testa continuo a ripetere: “se arrivo al quindicesimo è fatta, poi posso anche camminare”. E al quindicesimo ci arrivo, e non sto nemmeno così male. So che posso chiuderla, ce la posso fare.

Gli ultimi due km sono davvero difficili, con la schiena e i polpacci che chiedono tregua, non ne possono più. Ma ormai sono in dirittura d’arrivo, e quando entro in pista non faccio che sorridere di gioia. Per avercela fatta. Per aver fatto qualcosa che fino a poco tempo fa ritenevo impensabile.

Non so nemmeno io come, e a dirla tutta non so nemmeno il perchè. Quello che ho capito è che dentro di noi abbiamo molta più energia di quanto pensiamo.

Il nostro corpo e la nostra mente sono l’unica cosa che abbiamo per dimostrare a noi stessi (e solo a noi) quanto valiamo.

Abbattendo i propri limiti, un passo alla volta.

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