Nike #Breaking2: Kipchoge a 25 secondi dalla storia

Quando punti la sveglia alle 3.30 di mattina è per qualcosa di speciale. Di solito è il fuso orario che ti costringe alle levatacce. Olimpiadi, mondiali, atletica, calcio, nuoto, sci.

Scrivo e non sono passate nemmeno due ore dal momento in cui Kipchoge ha tagliato il traguardo. Il traguardo di un’impresa storica. Quello che molti pensavano impossibile.

Correre la maratona sotto le due ore. Il primo tentativo della storia è targato Nike e ha coinvolto – all’autodromo di Monza – tre grandi protagonisti: Eliud Kipchoge, Lelisa Desisa e Zersenay Tadese.

Veniamo subito al punto. #Breaking2 è sfumato per soli 25 secondi.


Venticinque lunghissimi secondi che hanno separato Kipchoge dalla storia. Nonostante sia stata la maratona più veloce mai corsa in assoluto, il tentativo non è andato come previsto.

Tantissime le critiche per questa impresa. Da più fronti. “Operazione di marketing”, “non è umano superare questi limiti” fino a quelli che “tanto sono tutti dopati”.

Ma stare a bordo pista a guardarli – vi assicuro – è tutta un’altra cosa. Un’emozione incredibile e la netta sensazione di essere davanti a qualcosa di grande. Di assistere a un pezzettino di storia del running.

Io speravo tanto che potessero abbatterlo, quel muro, e ci ho creduto fino all’ultimo. Nei volti dei protagonisti due anni di allenamenti, studi, tentativi fallitti e andati a buon fine.

Questa non è una semplice operazione di marketing. Questa è la ricerca della storia, del gradino più alto del podio, del piccolo passo per l’uomo e del grande passo per l’umanità.

Qualcuno ha detto: “con la macchina davanti e quel cartello son capaci tutti, è come essere nella galleria del vento”. No, non è proprio così. Non è come nella galleria del vento

Perchè per ndare a 2’50″/km (avete letto bene, due e cinquanta al km) per 42 km non basta una macchina davanti. Voi dovevate vederli.

Ma anche per gli extraterresti subiscono il muro del trentacinquesimo km. E’ qui che è arrivato il primo grande calo, con uno svantaggio sul record di circa 5 secondi, diventati poi 18 al quarantesimo km e 25 sulla finish line.

Volete sapere i passaggi? Roba da extraterresti:

– 5 km: 14’14”

– 10 km: 28’21” (in vantaggio di 5 secondi)

– 20 km: 56’49” (in vantaggio di 4 secondi)

– Mezza Maratona: 59’56” (in vantaggio di 3 secondi)

– 25 km: 1h11’03’ (in vantaggio di 3 secondi)

– 30 km: 1h25’20” (in ritardo di 1 secondo)

– 35 km: 1h39’37” (in ritardo di 5 secondi)

– 40 km: 1h54’04” (in ritardo di 18 secondi)

– FINISH LINE: 2h00’25”

Venticinque lunghissimi secondi che avrebbero potuto fare la differenza ma che comunque fanno ben sperare per il (non tanto lontano) futuro.

Qualcuno ha detto che ci sarebbero voluti almeno cinque anni per scendere sotto il muro le due ore. Oggi è stato dimostrato che non è così.

Ci sarà un secondo #Breaking2? Sempre qui, all’autodromo di Monza? Non si sa, ma a questo punto è molto probabile.

Il prossimo appuntamento, per gli scettici e per riscrivere nuovamente la storia, è per domenica 24 settembre, alla Maratona di Berlino.

Adesso però a me è venuta una gran voglia di correre. Stacco tutto, infilo le scarpe e vado. Alla pennichella post-levataccia penserò dopo.

IL MOTTO? SEMPRE QUELLO.

JUST DO IT.