Paradiso e inferno alla Gore-Tex Transalpine-Run

È venerdì mattina. Appena apro gli occhi so che non sarà un venerdì mattina qualunque. Guardo l’orologio, sono passate da poco le 6. Provo una strana sensazione. Non saprei come spiegarlo, è come fare un sogno al contrario. Di solito quando il sogno finisce ti svegli. Qui invece il sogno inizia al risveglio.

Sono alla Gore-Tex Transalpine-Run. Una gara di Trail Running a tappe che dura una settimana, attraversa tre Nazioni e coinvolge circa 300 coppie di Trail Runners.

E grazie all’invito di Gore-Tex ho la (incredibile) possibilità di partecipare alla sesta tappa. Da San Leonardo in Passiria a Sarentino.

Colazione e trasferimento volano e senza che me ne accorga mi ritrovo catapultato proprio a San Leonardo e pochi minuti prima dello start, vicino al gonfiabile della partenza, vedo un tavolo in legno con appoggiati sopra diversi stencil e un aerografo. Due ragazzi mi salutano, un sorriso così, e mi chiedono – rigorosamente in tedesco – se ho voglia di farmi fare qualcuno di questi “tatuaggi”.

Voglio solo un caffè rispondo io, loro ridono. Mi allontano, faccio due passi ma il caffè non lo trovo. Torno al tavolo in legno e decido di farmi fare un tatuaggio. Tra quelli disponibili ce n’è uno in particolare che mi colpisce. Sono solo due parole: Heaven & Hell.

Non potevo sapere che il mio destino stava per essere aerografato sulla gamba destra da due sconosciuti, come in una profezia.

In un battito di ciglia parte il countdown. Il sogno inizia a diventare palpapile, come se potessi toccarlo. Inizia ad avere una forma, una densità tutta sua. Il tempo invece sembra essere diventato qualcosa di non misurabile. Qui il tempo non esiste.

Si corre, tutti insieme, verso la Montagna, che ci guarda con la sua imponenza. I primi km sono davvero facili, si corre, si cammina a tratti, c’è un po’ di traffico. Formiamo una piccola colonna. Si arriva agevoli al primo ristoro. Ed è qui che mi rendo conto per la prima volta che questa “cosa” che sto facendo è un’esperienza unica.

Non si chiama gara, non si chiama passeggiata. Questo è un viaggio che nessuna moneta potrà mai comprare.

Mangio mezza barretta, riempio la borraccia. Il camelbak invece è ancora pieno. Riparto.

Si sale, si continua a salire. Più penso all’altimetria e più penso che non dovrei pensarci. Siamo partiti da 600m e dobbiamo arrivare a 2.600m.

Non so ancora bene cosa mi aspetta. Questa è la parte dove intorno a me vedo ancora tanti sorrisi e riesco a trovare il tempo di scattare qualche foto.

I panorami qui sono mozzafiato, mai visto niente del genere. Così come le emozioni. Arrivano sempre forti, senza preavviso. Un secondo prima stai attento a una roccia o una radice che spunta sul sentiero e un attimo dopo, mentre alzi gli occhi, rimani incantato, senza parole.

Cielo azzurro, un sole splendente, caldo. Qualche nuvola. Le stesse nuvole che sporadicamente mi attraversano. Il sentiero si fa più duro. Scompaiono i prati. Adesso vedo solo rocce. Lentamente le emozioni lasciano spazio alla stanchezza.

Come in un tiro alla fune le sensazioni sono contrastanti. Gioia, dolore, felicità, stanchezza. Voglia di arrivare in cima, il pensiero che forse non arriverò alla fine inizia ad insinuarsi. Heaven & Hell. Paradiso e Inferno.

La vetta è dura da raggiungere, sembra non arrivare mai. Una volta in cima faccio un respiro a pieni polmoni. Ce l’ho fatta. Ma la parte più difficile per me deve ancora arrivare. La discesa.

Correre in discesa in Montagna non è semplice. Servono forza e agilità. Anche un po’ di coraggio a volte, perché le rocce si susseguono senza sosta.

Sento le ginocchia urlare e so che manca ancora molto prima della fine della gara. Qualcuno dietro di me si è ritirato. Trovo una coppia e cerco di tenere il loro passo. Sembra funzionare. A un certo punto veniamo avvertiti di essere un po’ in ritardo sul cancello delle ore 15.

Potremmo non farcela, perdendo così l’occasione di concludere la gara. Sono talmente stanco che per un istante spero di non arrivare in tempo al cancello. Ma poi quando ci arrivo scopro di non essere stato squalificato e di essere ancora in tempo. Qui è anche posizionato l’ultimo ristoro.

Adesso ho un nodo in gola, mi viene da piangere. Faccio qualche passo, torno indietro. Mangio mezza barretta. Guardo la Montagna. Come se volessi chiederle “e adesso cosa devo fare?”. Cerco delle risposte, come se lei potesse darmele. Mi sento perso. Dentro di me so che le risposte che cerco le posso avere solo io.

Riparto. Voglio arrivare fino alla fine. Qui la Montagna si fa meno dura, tornano i prati e rivedo i sentieri. Ma la discesa e i dolori diventano quasi insopportabili. Ad ogni passo il dolore aumenta.

L’unico pensiero in testa è “probabilmente non la finirò mai”. Ma ho la testa dura. Ritrovo la coppia che nel frattempo avevo perso e continuo con loro. Lei è stanca, fa fatica a camminare. Lui le tiene la mano sulla schiena, cercando di sostenerla e spingerla un po’.

Corriamo per brevi tratti e camminiamo quando siamo stanchi. Scambiamo qualche parola, ma non troppe. Le energie sono finite.

Mancano pochi km ormai. Il peggio è passato, e il dolore – anche se non passa – è sotto controllo. Una tappa durissima, massacrante.

Quando taglio il traguardo guardo l’orologio e il riassunto sul quadrante mi dice che ho percorso 36 km accumulando oltre 2.700m di dislivello positivo.

Questa è in assoluto la gara più difficile alla quale io abbia mai partecipato. Il limite è stato spostato di nuovo. La testa ha vinto ancora sul corpo.

La profezia si è avverata.

Heaven & Hell.

Paradiso e Inferno.

 

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