Perdere l’amore (quando si fa sera)

Questa è la tipica storia che mi piace scrivere in una di quelle calde sere d’estate, in campagna, con il canto dei grilli a fare da sottofondo e un cielo stellato che in città riuscirò difficilmente a rivedere.

Conoscete anche voi quelle serate estive. Sono quelle fatte di ghiaccioli, anguria, acqua fresca, zanzare, il profumo dell’erba appena tagliata.

La serata perfetta per raccontarvi una storia. Una storia vera. 

Anche se in qualche modo dovrò cambiare protagonisti ed episodi specifici. Sì, perché la storia che sto per raccontarvi prende spunto da una mail ricevuta tempo fa, da una persona che ha espressamente chiesto di rimanere anonima.

Forse qualcuno, dopo aver letto il titolo del post, avrà sicuramente immaginato che genere di storia vi sto per raccontare oggi.

Ma non tutto è come sembra.

Metto le mani avanti. È una storia triste. Non si tratta di perdere l’amore per la corsa. No, non si tratta nemmeno di quei periodi di “stanca”. E nemmeno di quando non avete più voglia di allacciarvi le scarpe e correre veloci come il vento, come solo voi sapete fare.

Questa storia spezza il cuore. Questa storia parla di un amore perso. E che, molto probabilmente, non tornerà più.

Questa storia parla di un amore sacrificato, trascurato, aggredito, maltrattato. A favore della corsa. A favore del gruppo di corsa.

A favore di viaggi intercontinentali che non ci si può nemmeno permettere, buttando stipendi, tredicesime e pure l’acconto del TFR, se necessario.

Solo per dire “io c’ero”. Solo per pubblicare una foto con la medaglia al collo, o stretta tra i denti. Solo per dimostrare chissà cosa, a chissà chi.

Lo chiamano orgoglio social. A me invece sembra un’enorme cazzata.

Ma quando il branco chiama, cari miei, il lupo risponde, sempre. Ed è sempre pronto a rincarare la dose. Disposto a tutto pur di emergere. Per diventare, un giorno, capobranco.

Senza pensare che ormai non ha più l’età, nemmeno per stare a metà fila. Senza pensare che arrivare nei primi 400 non è tanto diverso che arrivare tra la quattrocentounesima posizione e l’ultima.

Senza pensare che sta distruggendo con le proprie mani un rapporto costruito negli anni.

Senza pensare che c’è qualcuno a casa che aspetta. Qualcuno che ormai non ha più voglia di seguire il lupo ovunque vada. Qualcuno che si rifiuta di alimentare una passione malsana.

Qualcuno che conta sulle dita di una mano quanti soldi sono rimasti in tasca dopo tutte le cazzate, le gare, i gadget, l’ultimo modello di scarpe.

Qualcuno che prima o poi dovrà fare i conti anche con una separazione. Che arriverà – perché vi assicuro, arriverà – dolorosa e improvvisa.

Una separazione fatta di ricordi. Una separazione che non è altro che la somma di tutti i momenti passati insieme. Belli e brutti, poco importa.

Una separazione fatta di scelte di vita. Scelte di vita fatte insieme. Giuste o sbagliate, non sta a noi giudicare.

Evidentemente, a un certo punto, qualcosa deve essere andato storto. Da un certo punto in poi, da un certo bivio in poi, le scelte non sono state più condivise. Sono diventate unilaterali.

“Io faccio questo e quello. Se ti sta bene ok, se no arrivederci e grazie.” 

Possiamo davvero perdere la ragione fino a questo punto? Possiamo davvero abbandonare qualcuno e portare in discarica tutto quello che ormai non ci serve più?

E allora, eccoci finalmente arrivati al punto: “ne vale davvero la pena?”

Davvero i 100, 200 o 300 like che accumulerete su una foto saranno in grado di cambiarvi la vita? Davvero potranno condizionare le vostre scelte? Davvero potranno cambiare le vostre opinioni nei confronti di qualcuno?

Davvero mettereste sul piatto il vostro futuro, i vostri progetti, per un pizzico di effimera gloria?

Beh, amici lettori, la risposta la conosciamo tutti no?

Eppure – sono sicuro – ci sarà sempre qualcuno che avrà una storia triste da raccontare.

Qualcuno scriverà ancora a qualche sconosciuto una mail. Una mail che per quanto tempo possa passare dalla sua ricezione, avrà sempre abbastanza fiato per urlare e per farsi sentire sopra tutte le altre.

Che tenterà in tutti i modi di uscire, di trasformarsi in una storia triste, in un articolo su un blog, per rivolgersi, ironia della sorte, alle stesse persone per le quali è stata scritta.

Il battito sui tasti adesso rallenta, torno a sentire il canto dei grilli. Alzo la testa dal monitor e torno a guardare le stelle. Sono miliardi. Qui è così buio che si vede anche la Via Lattea.

Giro la testa, lentamente, e incrocio lo sguardo di chi mi sta accanto. I suoi occhi sono pieni di gioia, di vita, di calore, di amore. Il cuore batte forte e sul mio volto non appare altro che un  timido sorriso.

Non dico niente. Non sono molto bravo con le parole, non sono molto bravo con i dialoghi. Preferisco scrivere. Quello che so è che non potrei mai fare a meno di lei.

Dicono che i grandi cambiamenti partano sempre da piccole scelte. E allora, in questa sera d’estate, sono io che vi chiedo di farla, una piccola scelta.

Barattate il vostro prossimo allenamento con un paio d’ore insieme alla persona che amate.  Provateci. Non ve ne pentirete, anche se non saranno le due ore più fighe della vostra vita.

Perché, male che vada, potrete sempre dire di aver imparato qualcosa.

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