Phryne is back: “Se scappi ti sposo”

Ci sono cose che posso capire e cose che proprio non riesco a comprendere.

Posso capire gli anziani che fanno lampeggiare 12 volte le frecce a destra e poi a sinistra prima di entrare e poi uscire da una rotatoria. Posso capire le file al McDonald’s perché qualcuno si fa togliere i cetriolini dal Big Mac, posso arrivare a capire lo struggimento mattutino tra il tacco e la ballerina.

E poi ci sono quelle cose che non comprendo. Oltre alle code a tratti sull’A4, intendo. Non posso. Non riesco. Non voglio. E facciamo anche finta che voglia mettere da parte stereotipi di genere, sessisti, razziali, etnici e religiosi. Ma perchè quando un uomo corre è un atleta venerato prima che cominci a macinare 10 km e una donna che arriva ai 5… è sicuramente una poverina che scappa da qualcosa?

“Dimmi Phryne, da cosa stai scappando? Da un amore sbagliato, impossibile, ingiusto, non corrisposto, violento, omosessuale?” “…” “Hai avuto una brutta storia, vero?” “…”

E si dispiacciono, ti guardano come se tu davvero avessi avuto un problema così enorme che, invece di spalmarti sul divano con un mestolo nella nutella e un mastello nell’haagen-dazs, ti fossi allacciata una scarpetta e messa a correre favolosa per le strade della tua vita.

Comunque signori…non funziona così.

Io ve lo garantisco, no, seriamente, andateci voi da un terapista. E guardate che è un consiglio utile. Ai curiosi dico che NO. Non scappo da niente. Anzi, scapperei solo da certi elementi irriverenti e dalle loro domande da calci in faccia. Perché quando mi scrivete per dirmi che volete iniziare a correre perché il fidanzato è scappato in Argentina con la sosia di Belen, o, la fidanzata legge solo “cinquanta sfumature di grigio” e voi non siete contemplati nelle di lei fantasie, io non vi consiglierò mai un allenamento cardio, un paio di ripetute o 5k per cominciare. No, davvero.

Prendetevi del tempo, guarite da voi stessi. La corsa non è una medicina, una panacea, non avvicinatevi con questa aspettativa, non legate questa splendida avventura a brutte esperienze, persone sbagliate, pianti che diventano sorrisi sforzati. Perché smettereste dopo poco con l’ennesimo brutto ricordo.

Correre è durissimo. Ma non avvertireste mai il senso di libertà, la sensazione del vento sulla pelle, le endorfine che accarezzano il dolore, la pioggia sul viso e il sole che imbiondisce i capelli. Non potete rinunciare a tutto questo. Che siano 5, 10, 20 o 50 km. Mettetevi in condizione di avvicinarvi con la mente pulita. Abbiate rispetto per i vostri polmoni, per le vostre ginocchia per le vostre lacrime. Per voi. Per me.

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