Roberto ‘Magister’ Barzaghi corre la Maratona di Torino e parla con il cuore: “Non avevo mai corso prima”

Quando ho capito che il viaggio della mia vita era deciso ho sentito forte dentro di me l’esigenza di provare a fare qualcosa di importante per ringraziare chi, in questo anno speciale fatto di grandi cambiamenti, ha passato con me tempo di qualità, chi ha mangiato alla mia tavola, chi ha dormito sotto il mio stesso tetto, chi, in potenza, è diventato mio amico.

La corsa mi ha dato la possibilità di conoscere persone nuove: da ognuna di loro ho appreso molto. Solo con La Corsa potevo dirgli veramente grazie.

E’ nata cosi la mia maratona, ci ho pensato a lungo, ho guardato il calendario ed ho capito che Torino sarebbe stato il posto giusto per mettere in atto il mio piano. Non l’ho detto a nessuno.

Ho chiesto consigli a Gregorio, ho cercato due compagni di viaggio trovandoli in Silvia e Paolo (solo più tardi Valentina si aggregherà al gruppo) ed in silenzio ho iniziato a prepararmi. Quando tutto procedeva secondo i miei piani ecco l’infortunio. 4/8/2014 l’ultimo giorno di allenamento vero, poi solo problemi, fisioterapisti (a Julia e Giacomo devo moltissimo), osteopati (grazie Dani), 4 paia diverse di scarpe e sempre con me lo stesso problema; la luce del tunnel non si vedeva mai… ma nel buio di certe sere ho sentito forte le mani decise di Giulia, di Silvia, di Paolo che per una lunga estate (e non solo) mi hanno fatto sentire il migliore del mondo … il dolore, la rabbia, la delusione si affievolivano grazie al loro costante sostegno… ma soprattutto sapevo cosa volevo e perché lo facevo. Volevo dire Grazie.

Sportivamente parlando mi ero fissato una data per una verifica, la mezza di Bergamo sarebbe stata il crocevia, e per me è stata una via crucis. Il dolore durante la gara e i problemi i giorni dopo mi hanno messo alla prova… volevo mollare tutto. Giulia e Silvia, ognuna suo modo, mi hanno dato forza, hanno limitato i miei limiti. Allora ho preso carta e penna ed ho scritto una lettera, come un marinaio ho tracciato la rotta e spiegato le vele.

Il 5 Ottobre ho ripreso a correre, mettendoci dentro tutto me stesso: ho corso all’alba, sotto il diluvio, su strada e nei boschi, sono andato a Venezia per vedere l’effetto che fa, ho rinunciato a tante serate con i RedSnakes perché ho visto più i miei fisioterapisti ed osteopati che la mia famiglia. Ogni sera Giulia, Silvia, Paolo non mi hanno fatto mancare il loro sostegno. Il dolore è diventato una parte di me, forse è giusto cosi, le cose belle non sono mai facili.

Volevo Torino, volevo dire Grazie.

Torino è arrivata.

La mia maratona è cominciata un giovedì sera quando ho dato tutto me stesso per far si che Valentina non facesse l’errore più grande della sua vita… ha creduto in me e ciò che ha vissuto durante la sua maratona se lo ricorderà per tutta la vita.

Per carattere non sono uno che sente troppo presto l’evento, il venerdì ed il sabato per me sono stati giorni normali, ci troviamo a Torino e prendiamo possesso della nostra base: Io Giulia, Silva, Antonella, Vale, Paolo, Marci e la piccola Gin, pranzo insieme e nel pomeriggio andiamo al village e vediamo il traguardo. Diluvia. Ci mettiamo in coda. Ritirare il pettorale mi ha dato la prima scossa di adrenalina, ci siamo, domani sarà il giorno che ho sognato per 4 mesi… mi chiama Nunnari e parliamo di tutto tranne che di corsa.

Rincasiamo e capisco che la tensione sportiva nei miei compagni di viaggio sale.

Vedo Silvia un po’ tesa e non capisco: si è preparata per 5 mesi, ha corso mille km, non ha saltato un allenamento, mi chiedo: cosa teme? Vale è silenziosa e concentrata, so che dentro di se vive un periodo complesso e decido di lasciarla in pace. Paolino invece è tranquillo è venuto per correre con me, ci conosciamo da quando siamo ragazzi, siamo fratelli mi conosce sa che se voglio una cosa la ottengo e lui la maratona l’ha già corsa. Poi la piccola Gin dispensa sorrisi e gioia a tutti, rompe la tensione come solo una bimba sa fare.

Fuori per cena. Una pizza e via.

Quando rincasiamo i miei compagni di viaggio iniziano i preparativi; mi chiama Maico e le sue parole mi torneranno utili durante il percorso quando il dolore supererà la voglia di proseguire, cercherò nelle sue parole la forza di per andare oltre. Mi scrivo con il coach, è l’ultima persona che sento prima di andare a dormire, riempie me e Silvia di consigli di suggerimenti, ed è la prima persona che sento la mattina dopo. Mi dice di non prendere freddo e io gli dico di portare a casa sani e salvi i ragazzi dall’Alpin Cup. A Matteo scriverò il primo messaggio con il mio tempo finale, se mi sono appassionato alla corsa è anche grazie a lui.

I miei compagni di viaggio sono pronti per andare a letto mentre io sto ancora giocando con Giulia e la cartina di Torino. Tutti a nanna tranne me, nel silenzio della camera dico a Giulia che fino all’ultimo ho sperato di vedere a Torino tutti i ragazzi, ma anche se non saranno fisicamente con me li porterò lungo i 42KM.

Ultimo a dormire, primo a svegliarmi.

Ora sono in clima agonistico e nessuno mi può toccare, ho i miei riti, mi chiudo in camera, spillo con cura il pettorale sulla maglia dei RedSnakes, dopo questo non ce ne saranno altri, mi vesto con cura, scelgo l’orologio (“porta quello che ha un valore affettivo” mi suggerisce Giulia e io non ho dubbi la DD correrà con me), ripasso mentalmente tutto ciò che devo fare e mi ricordo il perché sono qua oggi. 16.11.2014.

Poi commetto l’errore di leggere i messaggi.

DD mi da il primo strattone, piango come un bambino.
Sara il secondo, altre lacrime.
Poi Gianluca e tre… a lui rispondo.
Poi mando un messaggio a tutti, spengo il telefono e vado in trance agonistica.

Ci siamo sono pronto, non fisicamente ma di testa ci sono, so cosa voglio, so che sarà dura, ma mi conosco. Il pre-gara è perfetto e non ho nessun problema, un taxi ci porta alla partenza. Guardo le facce tese e concentrate dei miei compagni…ma soprattutto ecco la prima sorpresa per me, vedo PET e gli salto in braccio (sul momento non penso che sia un segnale e che quello sarebbe il primo di tanti abbracci) il suo sorriso scioglie la tensione di tutti. Andiamo in griglia e ci mettiamo dietro ai pacer delle 4h30’…pronti a partenza e via.

I primi km passano lenti… noi siamo compatti, ci parliamo e andiamo… km dopo km recuperiamo terreno… prima del decimo abbiamo recuperato i pacer dei 4h15′, Silvia dà il ritmo e noi la seguiamo: è un robot, non sbagliamo un passaggio.

Io, che sono tutto strano, mi fermo 3 volte in 10K a fare i miei bisogni e parlo con chi si ferma come me…e per 3 volte con calma recupero sempre i miei 3 compagni… gestisco il dolore… parlo con la gente e tiro Vale fino al 12km. Ho sensazioni positive nonostante tutto.

Al km12 la mia corsa cambia, la mia giornata cambia, la mia vita cambia... una valanga emotiva mi travolge quando davanti ai miei occhi si materializza Gianluca, con il suo sorriso ed il suo giubbettino… gli salto in braccio (e 2), lo abbraccio forte… e gli dico: ti aspettavo più avanti…. Sono felice di averlo con noi.

Stranamente non piango, ma ci metto un po’ a calmarmi.

Mi giro e ci sono pure Marcilene e Veronica: da questo momento loro penseranno a Vale. Per 2km faccio il pirla e mi faccio i selfie con Marcilene, parliamo del Brasile e le chiedo corsi di pronuncia… in un attimo siamo al 15km. Gianluca si prede a carico la logistica dei ristori, pensa a tutto lui, sembra il tipo allo stadio che grida PANINI BIBITE GELATI.

Ci siamo. Io, Paolo e Silvia supportati da Gianluca andiamo per la nostra strada. Chiedo a Luca di andare sempre a vedere dietro, lui fa la spola e mi tiene informato su Vale. 16,17,18,19,20,21 ed ecco il passaggio della mezza, siamo di poco sopra le 2 ore, chiedo a Silvia se va bene e lei mi dice: perfetto.

I miei dolori però non stanno al gioco e bussano alla porta, mi fermo per fare i miei bisogni (e 4) e approfitto per fare un po’ di stretching. Riprendo lento ma ritrovo subito il ritmo. Rientro in meno di 1km sui miei compagni, stringo i denti ma al 22 prendo un antidolorifico, ma mi mangio pure 2 banane, 2 fette biscottate, 1 arancia e se ci fosse stato un gelato non l’avrei rifiutato. Nonostante tutto sto bene…

Il tratto dal 20 al 23 è un vialone lungo e alberato… in lontananza si sentono dei tifosi, si sente un campanaccio, dei fischietti. Metto a fuoco la vista e mi sale il cuore in gola.

3 maglie nere, 3 serpenti di rosso vestiti. Giorgione, la Cicu, Sara. Mi esplode l’anima… ho sognato questo viaggio ogni giorno degli ultimi 3 mesi…. l’ho pensato così, lo volevo così, solo Giulia sa quanto Roberto c’è dentro questa avventura… ma non faccio nemmeno in tempo ad esultare che salto in braccio a Giorgio (e 3) e sto appeso almeno un minuto… poi bacio ed abbraccio al Cicu che è visibilmente emozionata e infine Sara, la mia Sara, se ho conosciuto questa famiglia lo devo a 3 persone e lei è una di loro. Siamo i #BarzaghiDiversi e vederla lì mi da la carica… 23 24 25 26 noi corriamo loro ci seguono in bici… Ci guardano tutti. Siamo una squadra. la nostra maglia brilla in mezzo a tutte le altre, un signore anziano si avvicina e ci dice: VOI 3 SIETE FORTUNATI.

Al km 29 ci si avvicina un tipo strano che pedala su una bici stranissima, un MINI ciclino, è il marito di Silvia, lei forse si emoziona io scoppio a ridere. EROE.

Al Km 30 Silvia va in crisi, non fisica ma di testa, ci chiede aiuto e noi la proteggiamo; Gianluca e Paolo l’affiancano e le parlano, io gli offro un po’ di sound. Giorgio, la Sara e La Cicu la incitano e poi sfrecciano con le loro stupende bici, vogliono organizzare il tifo sul percorso.

La piccoletta soffre, ha temuto cosi tanto la crisi che le è venuta, allora mi avvicino e faccio quello che lei a fatto con me tutta l’estate: le prendo la mano, la stringo forte, non dico nulla ma le faccio capire tutto, non la mollo fino a quando non la molla lei. Quando si calma mi lascia la mano e ripartiamo, siamo al 30 e faccio un annuncio ai ragazzi: da qui in poi ogni metro per me è terreno da esplorare. Sono stanco e prendo un gellino, ma preferisco le banane e le fette biscottate che Gianluca recupera sempre.

Dentro di me sale la tensione: la sera prima con Giulia abbiamo studiato il percorso e un punto buono per vederci era il km 31/32, inizio ad alzare la testa e cercarla. Lei è unica, sa trasformare tutto in una cosa speciale e sicuramente farà qualcosa in linea con il suo personaggio. In lontananza vedo 2 palloncini fluttuare nell’area, uno è Hello Kitty e lo porta Taty, l’altro è un bellissimo cavallo alato, lo battezzo subito Galoppo II (il primo venne con noi a Torino partendo da Milano e passando per Saronno circa un anno prima). Prima però vedo e bacio Antonella, poi bacio Taty, che è cosi euforica che pare spiritata, ed infine mi fermo e bacio Giulia, è emozionata e mi dice un semplice: ti aspetto all’arrivo e io le rispondo con un “sto bene ci vediamo là”. Rimando giù per la terza volta il groppo in gola. Approfitto di Taty che corre con noi per dare 2 dritte logistiche da riferire a Giulia per l’arrivo e poi ricordo alla Bionda che se non prende la metro al traguardo arriviamo prima noi. Nonostante tutto sto bene e sono lucido di testa.

Il 33 vola sulle ali dell’entusiasmo, il 34 è il km dei dolori. Paolo ha problemi a un ginocchio, io ho problemi completi. Per la prima volta ho male, male da far fatica a correre. Ho un antidolorifico. Abbiamo dolori in 2 e decido di offrirlo a Paolo è mio fratello non potrei non farlo. Chiedo a Gianluca di rallentare un attimo e di recuperarmi al prossimo ristoro dell’acqua e dei biscotti, ho dolore ma anche fame. Silvia mi dice di non mollare e che stiamo andando bene.

Km.35, vedo sventolare una maglia nera in lontananza è Maico che fa il tifo, qui capisco che sono tutti qua e sono qua tutti per me… mi corrono i brividi dietro la schiena perché dietro lui vedo la mia famiglia: Bobo e la Diana e io siamo una famiglia allargata, ma con loro ci sono la Ema e Ste venuti apposta da Genova per me e per Paolo, salto in braccio a Ste e per un minuto mi perdo nell’abbraccio di un fratello. DD mi ricorda che sto correndo la maratona, Maico mi dice che mi vede bello fresco e di andare sereno. Riprendo a correre e mi si affianca Quadro, ha deciso di correre con noi e noi gli facciamo posto in pista… il gruppo si allarga, Silvia dà il ritmo, Paolo ed io la seguiamo, Gianluca e Quadrelli ci scortano, si va. Vedo Stefania e mi fermo a baciare e ringraziare anche lei.

Le emozioni mi sovrastano e chiedo a Quadrelli di tenermi buono se non vado in fuori giri, ci metto un po’ a riprendere fiato e il mio ginocchio grida vendetta, cerco l’ultimo gel nel mio giubbino (BiMaratoneta) e cosa trovo? un Oki!!! forse pure scaduto, ma è un segno. Gianluca mi recupera una bottiglietta, e mi prendo l’OKI.

Continuo a preoccuparmi di come stanno Paolo e Silvia perché ormai corro costantemente davanti a loro di qualche metro, ma so che hanno un angelo custode come Gianluca e sto sereno.

Km 37 e Quadro mi dice: va chi c’è là? E io: Quadro cazzo fai gli scherzi? Non vedo nessuno, ma dietro il cartello dei 37 c’è lo Zio Mario, bello come il sole, mi affianca, mi parla e io lo abbraccio lo ringrazio e gli dico: siete persone speciali e lui mi dice le parole più belle che le mie orecchie potessero sentire: se siamo qua è perché te lo meriti, chi nella vita si comporta come te non può ricevere altro che questo.

La mia maratona poteva finire lì al 37,4.

Corriamo insieme, prendo il secondo gellino di giornata, la famosa bomba di Paolino. Sarà l’Oki, sarà il gellino, ma mi sento bene e forte. Mario e Quadro mi scortano, ho ancora la voglia di farmi 4 foto con Mario e, dietro una curva, la sorpresa che non ti aspetti.

Ecco Galoppo II con la sua padrona! Cosa ci fa lì Giulia mi chiedo? Le vado incontro con il cuore che batte a mille, mi fermo la bacio e lei mi dice: non so se riesco ad esserci al traguardo manca poco. Siamo al km39. La tranquillizzo e le dico: non importa ti ho visto qua! Questa cosa però scatena in me l’agonismo.

Guardo l’orologio, faccio due conti e stimo di arrivare entro le 4.01 però voglio provare fino all’ultimo a stare sotto le 4 ore. Chiamo Mario e Quadro, chiedo loro come stanno dietro, gli chiedo di pensare a Paolo e Silvia, loro mi rassicurano che ci pensa Gianluca ed allora gli dico: andiamo!

Allungo la falcata come la mia DD mi dice da sempre e spingo più che posso, Mario mi dice che dal 37 ho solo superato gente, Quadro mi spiega il tracciato, 39,40,41, sinistra destra sinistra e SBAM! Dietro la curva, prima di imboccare l’ultimo rettilineo ci sono loro, Sara e la Cicu, dirvi cosa ho provato li è impossibile. Davanti a noi si apre tutta Torino nella sua regalità, il corso che porta all’arrivo è bellissimo. Siamo in 5 e in 5 andiamo avanti, i video di Sara dicono tutto, i brividi sulla mia pelle mi fanno capire che ci siamo, ma ho la forza per d’animo per dire le mie solite pirlate, mentre Mario incita la folla e le due Sare sono super coinvolte. La mia gioia sta tutta nella loro gioia.

Tiro dritto e penso a Matteo, il nostro coach, che mi dice di chiudere in progressione e faccio andare le gambe, ma poco prima del 42 sono ancora tutti lì, Bobo, Ste, la mia DD e gli altri, e sono felice di vedere Davide, gli vado in contro e lo bacio (per essere lì si è fatto uno sbatta che forse solo io avrei fatto). Ora posso andare verso il traguardo. Dentro di me spero che Giulia abbia fatto l’impresa e sia arrivata lì dove avevamo programmato, si apre la piazza del Castello, la folla è calda ma io cerco solo lei… la vedo, le vado incontro e faccio l’unica cosa che posso fare, la bacio e perdo almeno un minuto… mi rimetto in modo e dopo 10 metri il traguardo.

4.03’09” dice il cronometro. Ho finito la maratona dico io.

Cerco subito Mario, Quadro, Sara, Cicu. Vedo i loro volti, sento Maico e Giorgio che mi chiamano… Tutti dentro nella zona medaglie… ma io voglio i miei compagni di viaggio… Vedo Paolo arrivare con in braccio la piccola Gin… non servono tra noi parole, non sono mai servite, lo lascio andare a prender l’abbraccio di un gruppo di amici nuovi ed aspetto la mia piccola Silvia… la vedo, l’aspetto, l’abbraccio e la prendo in braccio. Scoppia a piangere e l’unica cosa che posso fare è portarla a casa, in mezzo a tutti noi. Poi vedo scattare Gianluca so che andrà a prendere la Vale, arriva ed è festa.

Gianluca scioglie rabbia e tensioni in un pianto a dirotto e l’abbraccio di tutti lo sommerge. Taty non riesce a dire una parola, Sara e Maico rubano ogni istante scattando foto, la Cicu è in estasi.

Nel parterre ci sono solo maglie nere, siamo tutti lì uniti in un unico abbraccio, siamo i più belli di tutti.

Faccio due passi e mi defilo, lì guardo tutti, vedo i loro visi felici e mi si riempie il cuore di gioia, l’avevo pensata, sognata, ma così è veramente immensa. Doveva essere la mia festa ed è diventata la festa di tutti ed è giusto così, nulla vale ciò che ho vissuto oggi e non posso far altro che dire grazie.

Andrò in Brasile e proseguirò il cammino lungo la mia strada, vi penserò e vi perderò perché come sempre m’immergerò fino al collo in quello che vivrò, ma sappiate che vi ritroverò sempre lì, ogni volta che allaccerò le scarpe e indosserò la maglia dei Red Snakes lo farò pensando ai sorrisi, agli abbracci, ai colori che mi avete regalato durante questo pezzo di viaggio fatto insieme, e, anche se lontano, quando chiuderò gli occhi vi sentirò vicino come al via di molte gare corse insieme, come all’arrivo di questa incredibile Maratona, corsa con tutti insieme.

Ho fatto la Maratona, ma forse non è la cosa più importante…

“che le stelle vi guidino sempre
e la strada vi porti lontano”

– Magister

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