RunLikeNeverBefore intervista Massimo Mei, vincitore della Cangrande HalfMarathon

Più di 1600 i partenti alla prima edizione della Cangrande HalfMarathon che gli organizzatori hanno voluto affiancare alla maratona. E’ stato un successo di partecipazione. A iscrivere il primo nome nell’albo d’oro dei vincitori è stato Massimo Mei (Atl. Castello) che ha corso in solitaria in 1h08’33” non lontano dal suo primato personale.

Oggi RunLikeNeverBefore, grazie allo ‘zampino’ del Moro, intervista il campione di Verona per capire cosa si prova a vincere una gara e cosa passa per la testa di un campione mentre corre.

– Ciao Massimo, complimenti per il tuo risultato a Verona. La prima domanda è proprio questa: cosa passa per la testa di chi vince una gara? Usi una strategia?

Le sensazioni durante una gara che ti stai accingendo a vincere non sono mai le stesse da una volta all’altra, dipende molto dalle aspettative che avevi e che gli altri avevano su di te per quella prova. Più la gara è stata difficile, più la gara è di alto livello tecnico e più sei emozionato, felice, ma allo stesso tempo concentrato e attento a non mollare fino all’ultimo metro.

Non c’è una strategia generale da usare in gara, dipende molto da come si evolve. Sicuramene ognuno cerca di sfruttare quelli che sono i suoi punti di forza, per esempio io so di non essere un atleta particolarmente veloce in volata, quindi cerco di fare la differenza sul ritmo, o meglio ancora, nei tratti più duri, dove mi esprimo al meglio, ma la strategia varia molto in base alle caratteristiche dell’avversario che hai davanti.

– Pensi spesso agli avversari? O è una gara contro te stesso?

Ci sono gare in cui il maggior avversario è il tempo e non un tuo rivale, queste forse sono le gare in cui sei costretto a “spremerti” di più, perché devi riuscire a dare tutto quello che hai dentro, anche qualora un tuo rivale mostri segni di cedimento, perché a te quello che interessa non è tanto la posizione ma il riscontro cronometrico.

– Quanto ti alleni nell’arco di una settimana in vista di una gara?

Il numero delle mie sedute di allenamento settimanali si aggira dalle 10 alle 12 a settimana, in un periodo di carico. Ovviamente la durata ed il chilometraggio variano molto in funzione della gara che sto andando ad affrontare.

– Il tuo allenamento chiave? Quello che ti fa capire come stai

Sembrerà strano ma un allenamento che mi fa capire quando sto bene rispetto a quando sto meno bene è spesso la corsa lenta a seguito di un lavoro specifico. Questo perché se io riesco a correre, recuperando, ad un ritmo più veloce dopo un allenamento impegnativo rispetto a quanto non facessi le volte precedenti, ciò significa che la mia condizione è migliorata.

Detto così è un po’ riduttivo, ma credo he sia abbastanza chiaro e semplice da applicare.

– Che tipo di allenamento consigli per chi vuole migliorare in Mezza Maratona?

E’ molto difficile dare un consiglio trasversale, efficace per tutti, al fine di migliorare la propria prestazione su una gara come la mezza maratona, perché ognuno di noi ha caratteristiche diverse, e quindi le metodologie di allenamento per raggiungere un risultato saranno inevitabilmente diverse.

Un concetto che ritengo possa essere esteso in modo pressoché generale per migliorarsi su una distanza come la mezza maratona, (lo stesso concetto può valere proporzionalmente anche per la maratona) è quello di migliorare la propria prestazione prima su distanze più brevi, quali gare di 5-7- 10km in modo da trovare facilità di corsa a ritmi più alti rispetto a quelli che poi verranno tenuti in mezza.

Questo può essere un primo passo per accrescere il proprio potenziale in mezza.

– Hai un mental coach? Quanto è importante la condizione psicologica in una gara?

No, non ho un mental coach, anche se ultimamente ne sentiamo molto parlare e in molte situazioni, con determinate persone, ne riconosco l’efficacia.

La condizione psicologica ritengo che possa contribuire almeno per un buon 40% sul risultato finale di una gara. Addentrarsi nella psiche di un atleta credo sia uno dei mestieri più difficili e più delicati che esistano perché le considerazioni, le “elucubrazioni” mentali che un corridore sviluppa prima, durante e dopo una gara sono talmente complesse da non bastare un equipe di psicologi al completo…

A parte questa battuta, le energie che un atleta spende in una gara o allenamento si dividono in mentali e fisiche, e spesso quelle mentali sono le più difficili da recuperare.

Per questo sarebbe utile limitare il più possibile il consumo di questo tipo di energia, in modo da poterla sfruttare nei momenti in cui c’è da stringere i denti, da non mollare, cioè nei momenti in cui le energie fisiche vengono a mancare e si cerca di contrastare la fatica con “la testa”.

– Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, faresti un saluto ai lettori del blog?

Un saluto a tutti i lettori… e ricordate una cosa… il bambino impara prima a correre che a camminare… questo significherà qualcosa…..

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