Running e infortuni. La spina calcaneare spiegata da David Di Segni.

Il running è una passione e per molti diventa una vera e propria “Droga”, un attività a cui non si riesce a rinunciare, e anzi spesso si corre in condizioni fisiche non perfette, e soprattutto con attrezzatura inadeguata senza ascoltare i piccoli campanelli di allarme che il nostro corpo ci invia costantemente.

Proprio per sua natura, il running viene visto dalle persone come uno sport in cui bastano 2 scarpette da corsa, tanta volontà e voglia di respirare all’aria aperta…

Purtroppo non è così, e sempre più spesso nel mio studio Mdm fisioterapia a Roma, riscontro problemi al piede, talloniti, metatarsalgie, e sopratutto persone affette da fascite plantare con conseguente spina calcaneare.

Le cause di questi infortuni che sono in grado di limitare o addirittura interrompere l’attività fisica del runner sono molteplici, e tutti legati ad un sovraccarico della fascia plantare.

La fascia plantare è una struttura fibrosa e tendine che parte dal calcagno e si inserisce sotto i metatarsi. Sostanzialmente è una struttura di sostegno che connette e crea le volte plantari.

Tale struttura può andare incontro ad un accorciamento e terminare una infiammazione chiamata appunto fascite plantare oppure una evenienza molto frequente ovvero la comparsa di una spina calcaneare.

La spina calcaneare è una esostosi, ovvero una neoformazione in corrispondenza della faccia anteriore del calcagno.

Radiograficamente appare proprio come una spina, una protuberanza appuntita, che fa pensare al paziente di avere un osso appuntito che fa male..

In realtà ciò che fa male non è la spina, piuttosto l’inserzione sull’osso, che a causa della calcificazione risulta essere dolente.

Infatti nel 90% dei casi ad una palpazione iniziale, si associa dolore non solo locale dove è presente la spina, ma anche lungo l’area centrale del piede, sotto la volta, che è territorio appunto della fascia.

È quindi giusto considerare la fascite e la spina calcaneare come un unica patologia, e non disgiungerla.

Il problema di questa infiammazione è che quasi mai compare in maniera acuta, improvvisa, piuttosto inizia con un dolorino sotto il tallone, a freddo, la mattina sopratutto.. per poi scomparire completamente durante la giornata.

Questa sintomatologia è fuorviante, in quanto il runner tende a sottovalutarla, a proseguire i propri allenamenti, e pian piano da dolorino si trasforma in dolore più importante, e solo quando diviene insopportabile, lo sportivo cerca aiuto quando l’infiammazione è diventata ormai cronica.

Ad aggravare il problema è certamente uno squilibrio nella corsa, con un sovraccarico della zona, e quando il dolore si fa sentire, una fuga dal dolore, con conseguenze che si ripercuotono su articolazioni come caviglia, ginocchio e colonna.

Lo sportivo poco attento o con il classico atteggiamento positivo alla fatica, tende anche a minimizzare, a “stringere i denti” con la conseguenza di aggravare il problema.

Consigli pratici per curare la spina calcaneare

Per prima cosa consiglio sempre di interrompere temporaneamente la corsa, finché il dolore non sarà del tutto scomparso. È chiaro che proseguire a correre accentuerà fattori di stress e infiammazione.

Se ci troviamo in una fase iniziale possono venire di aiuto alcuni esercizi specifici per il piede che vanno eseguiti ogni giorno, per almeno 30 giorni, senza mai scordarsi di eseguirli per almeno 10 minuti.

Può essere di aiuto massaggiare la zona con una crema antinfiammatoria naturale come l’arnica, oppure di quelle in gel che si acquistano in farmacia.

Nel caso il dolore o meglio il fastidio non migliora entro 10 giorni, consiglio sempre di eseguire una Lastra Rx, per verificare la struttura anatomica, alla ricerca della spina.

Il trattamento principe per questa infiammazione è certamente quello con le onde d’urto, come dimostrato da svariati studi pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche che ne attestano quindi l’efficacia.

Vanno eseguite almeno 5 sedute, con una frequenza di 1-2 alla settimana. In questo periodo possono essere di aiuto certamente degli esercizi di allungamento selettivo della fascia plantare, e sopratutto del polpaccio per detendere la catena posteriore della gamba e allentare la tensione all’estremità.

Sarà opportuno valutare anche la postura alla ricerca di disfunzioni che possono essere la causa del disturbo sotto il tallone ed eventualmente iniziare contemporaneamente un percorso di rieducazione posturale per migliorare questi fattori ed escludere sovraccarichi specifici.

Prima di riprendere gli allenamenti sarà opportuno verificare le calzature da un esperto, per evitare che anche le scarpe possano essere un fattore infiammante.

Valutare assieme al proprio preparatore un ritorno progressivo alla corsa, dando delle giuste pause tra un allenamento ed un altro, e cercando di individuare un terreno morbido rispetto all’asfalto troppo duro in questa fase delicata.

Questo tipo di problematica è davvero molto frequente, e probabilmente rappresenta uno tra i fattori che più condizionano un atleta, ma se affrontato in maniera corretta, senza strafare, e rispettando i campanelli di allarme, è possibile guarire e tornare in fretta ad una condizione ottimale di forma.

CHI È L’AUTORE

 

David Di Segni è un fisioterapista che ama lo sport e ama aiutare gli altri grazie all’utilizzo delle mani, fiducioso che questi mezzi naturali possano portare benefici e dare guarigione. Opera a Roma presso il centro MDM. Onde d’urto, tecarterapia, laserterapia, ipertermia e tutti gli strumenti per essere sempre all’avanguardia per spegnere e ridurre l’infiammazione, recuperare il movimento e curare il dolore.

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