STORIES: Dalila D’Ingeo racconta la sua “Valle Maira Sky Marathon”

La macchina percorre la strada che costeggia i piccoli paesini della Valle Maira, destinazione Canosio dove ci aspetta l’organizzazione della II edizione della Valle Maira Sky Marathon http://www.vallemairaskymarathon.com/ (46 km).
La vista è sedotta dagli scenari mozzafiato di una montagna ancora pulita, forte e rigogliosa che l’uomo abita senza farne da padrone. Le piccole borgate che s’incontrano sul cammino sono abitazioni semplici che accarezzano il paesaggio senza turbarlo: tetti in legno, struttura in pietra e vasi colorati dai petali delle piantine. Poggio la mano sul finestrino e ho la certezza di essere in montagna, in alto, quasi vicino al cielo. Le dita si ritraggono a contatto con il vetro freddo, l’aria è pura e respiro puntando il naso all’insù come fossi un segugio in cerca di odori. Sento l’odore delle foglie, dei tronchi, il profumo che viene fuori dai boschi come se l’aria avesse un corpo e custodisse l’anima di questi luoghi.
È quasi buio quando arriviamo a destinazione, il centro di accoglienza atleti e volontari nonché punto di partenza e arrivo della competizione è situato a Marmora (Canosio-CN). Raggiungiamo gli organizzatori che ci forniscono le prime indicazioni sull’attività di volontariato durante la manifestazione e ci invitano a prender parte al pasta party insieme agli atleti e a tutti i volontari. L’aria è fredda, di quella temperatura rigenerante, che ti fa sentire vivo e riempie il corpo di energia. Nella grande sala della cena c’è un’atmosfera da festa di paese: le volontarie distribuiscono la pasta da grossi pentoloni, a tavola c’è del pane, acqua e vino rosso a richiesta. Gli atleti banchettano parlando della gara, dei tempi augurandosi che l’indomani ci siano temperature clementi e possibilmente un po’ di sole. Sorridono, si salutano da un tavolo all’altro in un’atmosfera semplice, sana e rilassata. Da bravi atleti e volontari si va a letto molto presto e si punta la sveglia alle ore 5; mi chiudo nel sacco a pelo e tiro giù il cappello di lana fino a coprirmi la punta del naso, le nostre teste riposano sotto un tetto di stelle ben auguranti e l’ultima immagine che i miei occhi conservano prima di chiudersi è la sagoma nera di una montagna appuntita, con la cima che buca il cielo e che ci osserva fiera e possente.
Ore 5:30 ritrovo in cucina per una bella colazione in compagnia, gli atleti sono già in fermento: chi sceglie il pane, chi preferisce le fette biscottate, marmellata, thè caldo e subito via per la cerimonia d’investitura. Prendo le mie ultime cose prima di raggiungere la postazione assegnatami (n°26 km 36 prossimità del Lago Resile), gli atleti sono già tutti concentrati sui preparativi: vestiario, attrezzatura tecnica, stretching, riscaldamento e ultimissime fughe in bagno (fondamentali prima di ogni gara a lunga percorrenza). Si stringono i lacci, la partenza è prevista per le ore 7.
Raggiungiamo la postazione n°26 (altitudine 1970 metri), da qui passeranno gli atleti quando mancheranno solo o ancora (a seconda dei punti di vista) 10 km all’arrivo.
In attesa dei primi arrivi perlustriamo il territorio e la vista del Lago Resile dà un tocco di meraviglia ad un paesaggio di una bellezza forte e primitiva.
Sono stata in questi luoghi come volontaria, amante della montagna e della corsa, non ho mai partecipato ad una gara di trail con queste altitudini e con tale kilometraggio, ma avverto uno spirito agonistico e un modo di vivere lo sport assolutamente affascinante in cui la presenza fisica dell’atleta è completamente immersa in una natura totalizzante che sfida l’essere umano a fare quel passo in più alla scoperta dei  propri limiti. E la ricompensa non è tanto una medaglia piuttosto che un premio quanto l’essere riusciti ad affrontare e vincere l’ostacolo di quei percorsi, quando ogni passo sofferto, ogni dolore e ogni pensiero di rinuncia si alterna sicuramente allo stupore e alla meraviglia dinanzi a tanta bellezza. E allora continui a correre per vedere cosa c’è dopo quel sentiero, dietro quell’albero, dopo una salita da spezzare il fiato e le gambe, continui a correre per vedere cosa c’è dopo, anche dopo te stesso.
Gli atleti sono tutti partiti da qualche ora e i primi stanno già per raggiungere la postazione n°26, mi sorpassano con un’andatura allegra, nel pieno delle forze, con il volto sereno e un sorriso abbozzato, sfrecciano al km 36 focalizzati sul traguardo ormai vicino e con la vittoria in mano.
Per quel che mi riguarda penso che ogni partecipante ha portato a casa la propria personale vittoria, ognuno dei 142 atleti ha conservato nel cuore una medaglia a seconda della sfida posta e i limiti superati. A ciascuno il proprio traguardo: ricordo quando ho partecipato alla mia prima 10 km, una gara semplice, breve, quasi ridicola se parli con un professionista. Ma io quando ho tagliato quel traguardo ho pianto di gioia perché ce l’avevo fatta, era la mia prima gara e io l’avevo portata a termine e avevo tutto il tempo davanti a me per poter fare sempre meglio.
Ringrazio infatti gli atleti presenti alla Valle Maira Sky Marathon per tutti i sorrisi regalati a quel tanto sofferto trentaseiesimo kilometro, quando stanchi, ma ormai vicini all’arrivo ci chiedevano quanto manca? Oppure  quante salite ci sono ancora? O avete delle gambe nuove in prestito? E poi correvano via accolti e nascosti dagli alberi e dai sentieri fangosi.  Ricordo anche l’ultimo concorrente (in ordine di arrivo) che è passato dalla postazione prima che arrivasse il gruppo scopa, aveva uno sguardo concentrato e una grinta che sembrava stesse andando dritto verso la medaglia più ambita.
Quando la punta della scarpa del tuo ultimo passo taglia il traguardo accolto dagli applausi e dall’incoraggiamento della gente, hai la vittoria in pugno e dici ancora una volta a te stesso “ce l’ho fatta” e neanche il tempo di riprendere il fiato e già in mente si elabora la prossima sfida.
Domenica 15 settembre: giornata di vittorie, di arrivi e di una gustosissima polentata con cui l’organizzazione ha premiato gli atleti e noi volontari.
Saluto queste valli con la promessa di un ritorno e, con in mente tutti questi volti felici e prossimi alla vittoria, inizio a pensare coraggiosa alla mia prossima sfida.
Dalila D’Ingeo
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