STORIES: Davide Franciosa racconta la sua Milano Marathon 2014

6 Aprile 2014

9:15 del mattino, sono partito con 12 amici e altri 4487 perfetti sconosciuti, l’arco di partenza è quello della Milano City Marathon 2014.

Prima Maratona, mille dubbi su tutto, preparazione, alimentazione, ritmo da tenere, lunghi che mancano, testa, gambe, le due chiacchiere scambiate il giorno prima con Valeria Straneo e Anna Incerti, due che di Maratona qualcosina ne sanno, a qualcosa servono, ma la tensione resta altissima.

Tensione da sciogliere con un urlo collettivo, poi si va in griglia e ci si separa, ognuno di noi ha il suo ritmo, ognuno spera di agganciare i pacer giusti per farsi portare a spasso per la città fino a quel traguardo che sembra così lontano, certo, partire praticamente dall’ultima griglia accanto ai pacer delle 4:45 non aiuta se pensi di chiudere con tempi inferiori, ma è lo scotto da pagare all’esordio sulla distanza.

Una volta liberate le gabbie riesco ad avanzare, fino ad agganciarmi ai palloncini delle 4:15, piuttost che nient l’è mej piuttost.

La partenza è scorrevole, nessun rallentamento, la strada è larga e in leggera discesa, invoglia ad andare subito forte (flashback immediato: Stefano Baldini che dice della Stramilano “se riesci a partire un po’ più tranquillo nella seconda parte ne superi una vagonata”), poi  ci sono i pacer delle 4 ore e delle 3:45 da raggiungere, prima conferma della giornata, la testa c’è, Davide vai piano, c’è tutto il tempo per raggiungerli.

Le gambe si sciolgono, sul tappeto del 5km sono agganciato alle 3:45, obiettivo centrato e anche abbastanza in fretta, un km rilassato, tra il ristoro e le stradine di Figino, il ritmo per me scende (in realtà i pacer stanno andando costanti).

Li supero, sulla via Novara, appena la strada si allarga nuovamente non ho la presunzione di andare a prendere il gruppo delle 3:30, ma almeno esco dal mucchio selvaggio che tallona i pacer, siamo ancora in tanti, scelgo di volta in volta un compagno d’avventura diverso cercando di mantenere un ritmo costante, cercando di ignorare chi mi supera e di non esaltarmi per i pochi che invece supero io, costeggiamo Trenno, dove tante volte ci alleniamo alla domenica, percorriamo un tratto del percorso del Trofeo Montestella, gara che mi è tanto cara perché cade sempre nel weekend del mio compleanno e ci tuffiamo verso San Siro, la scala del calcio silenziosa (sarà una costante di quasi tutto il percorso, che peccato…) ci guarda passare, poco più avanti inizia l’area cambio della staffetta, la prima frazione l’abbiamo fatta, sull’angolo tra viale Caprilli e via Diomede ci sono i ragazzi, urla, “cinque” e si va, in compagnia di Bogdan fino al 20km, primo passaggio sull’infinito corso Sempione, lui ne ha, io non mi sento di tenerlo e lo lascio andare, passo alla mezza in 1:46:35 effettivo, veloce, forse troppo è un passo mai tenuto prima, ma le gambe vanno, la testa c’è e anche lo stomaco non da problemi, alterno pastiglie di sali e integratori in gel ai ristori accompagnati con acqua e spugnaggi regolari, comincia la parte bella, quella del centro di Milano, quella faticosa per i km che cominciano ad accumularsi e il fondo stradale.

Km 23 secondo cambio, via Vittor Pisani andata e ritorno, sono quelle cose che normalmente ti ammazzano, ma è anche l’occassione di vedere Bogdan non troppo più avanti e ricevere due volte l’incitamento degli staffettisti, (oltre ovviamente a Giorgione che spacciava integratori in mezzo al viale), salita dei bastioni e discesa a porta Venezia, avanti fino a piazza V Giornate e indietro nuovamente, solo a questo punto mi supera la prima delle “nostre” staffette (la frazione è quella di Veronica Inglese), su per corso Venezia verso il Duomo, momento di deserto, i runners sono sparpagliati c’è un gruppo davanti a me ma è decisamente lontano, c’è un po’ di vento che rinfresca ma si fa un po’ di fatica in più, giro del Duomo, tanta gente tra corso Vittorio Emanuele e la piazza ma poco tifo purtroppo, molti sono più interessati a capire quando potranno passare, fa caldo dalla partenza, ma ora si sente davvero.

All’angolo della piazza un gentile signore (anche con un viso conosciuto ma non saprei dire conosciuto dove) mi chiede a quanto stiamo andando al 1000, gli indico 5 con la mano e continuo, poco prima del rifornimento del 30esimo mi si affianca l’amico Davide, lui sta facendo un allenamento veloce, mi chiede come va prima di allungare.

Bellissimo il percorso nel centro e verso il castello ma bisogna stare attenti al pavè, soprattutto quando è bagnato dopo il ristoro, il 31esimo è il km mentalmente più pericoloso, si passa così vicini al traguardo che se non ne hai più la tentazioni di fermarsi è fortissima, ma ricomincia l’asfalto e si corre più sciolti, poi fra due km c’è il terzo cambio della staffetta, doso l’integratore preso al ristoro in modo da gestire anche l’ultima parte di gara, da qui comincia l’ignoto, mai fatti così tanti km per di più a quel ritmo, sono in proiezione sotto le 3:35.

Ci siamo, partono i cartelli delle zone di cambio, comincia il conto alla rovescia fino all’arrivo, impossibile non pensarci, mancano circa 9km, Matteo è poco dopo la metà, mi chiede se ho bisogno di gel o qualcosa, rifiuto, per ora è tutto ok, ho i gel, e poi dopo 1km circa c’è il rifornimento del 35esimo, vedo Elena appostata col suo fido iPhone, provo inutilmente a darmi un tono per la foto e aizzo la folla che mi incita (sono tutti amici e compagni di corsa), scoprirò al 38esimo che c’è un video di questa roba che già “spopola” sui social network.

Testa giù e si pedala, passano 50 metri dalla fine zona cambio e mi appaiono due personaggi accanto al posto di San Pietro sulla traversa, Flavio e Marco dopo la prima frazione della staffetta mi si affiancano e mi scortano, gli dico “ragazzi non fatemi accelerate che nun ja fo”, mi rassicurano, il passo lo fai tu, noi stiamo solo qui (mi ricordano qualcuno che ogni tanto fa lo stesso con alterne fortune, ma in quel momento non sono in grado di realizzare chi).

Sono fantastici, mi prendono spugne e bottigliette d’acqua ai ristori in modo che io non debba deviare dal percorso e driblare i tanti runners che stanno accusando sole e fatica e camminano o corrono lentamente, me le passano a richiesta, Flavio tiene il ritmo, Marco mi da i passaggi cronometrici “oh svizzero, 5 al km spaccati anche questo km”, non è vero ma di sicuro non ho la forza di controllare, guardo l’orologio ai cartelli contando mentalmente 5 minuti per ogni km che rimane dicendomi “dai n minuti e sei al traguardo”.

In piazza Buonarroti mi supera la Reina, piccola e veloce, in più fa la staffetta, ho la lucidità di urlarle “vai Nicole”, lei ricambia con un saluto e penso addirittura si sia anche girata un attimo a vedere chi la stava incitando, ma forse è stata un’allucinazione.

I km 37 e 38 sono i più difficili, sono quelli che dalla vecchia fiera portano a corso Sempione, deja vu, è lo stesso tratto in cui sono andato in crisi alla prima mezza che ho fatto (stramilano 2012), non so che dire sto tratto lo odio, come odio un particolare tratto dell’alpin cup che si corre a novembre sulle strade di casa del parco Nord, deja vu, la vita e la corsa ne sono pieni.
Marco mi dice che abbiamo rallentato un po’ ma che va bene così, siamo a 5:05 al km, col dovuto rispetto più un passo da 3:30 che da 3:45. Finalmente corso Sempione, dritto, infinito, km 39 ne mancano 3 ancora ma in  fondo si vede l’arco, alle spalle il castello e appena dietro c’è il traguardo, ora è vietato mollare! L’andatura sale, a metà recuperiamo Bogdan, sta camminando, non so se è andato in crisi o se ha avuto crampi, Marco lo raggiunge e lui si mette al nostro passo, anzi un passo avanti, a sinistra in bici trovo Cristian che mi riconosce e mi saluta, rispondo a gesti, fino all’Arena andiamo così, veloci (sicuri? Aoh mancano ancora quasi 2km), ultimo tratto di viale Elvezia, si vede il gonfiabile, davanti c’è il cartello dei 41km, Bogdan va Marco si ferma con me e Flavio, sotto (dentro, a lato, boh) al gonfiabile c’è Andrea che scatta foto a raffica, ultima botta di carica, via Legnano cominciano i cartelli col conto alla rovescia, ultimo km, 5 minuti ed è fatta, sorpasso un concorrente col suo amico/pacer che gli dice “dai che dopo il semaforo c’è il traguardo!” se non conoscessi a memoria ogni metro di piazza Castello potrei anche crederci, curva a sinistra, si entra nella piazza, finalmente la gente intorno, tanta, ovunque, chiassosa, applaude, urla, incita, i cartelli a lato ragionano in centinaia di metri, ai 300 Marco si ferma, ci sono due ali di Snakes che tifano, urlano e mi spingono, Flavio mi urla nelle orecchie e io per reazione corro più forte.

La curva finisce, a destra la fontana davanti il traguardo, 20 metri, ultimo urlo, braccia alzate, tappeto, stop al cronometro!

Abbraccio a Flavio e mi incanalo per medaglia, consegna chip, foto ufficiale, ristoro, massaggi, borsa, spogliatoi.

Poi c’è la festa, picnic organizzato nel verde e sotto il sole del parco Sempione, birretta di rito, baci abbracci, abbracci e baci, siamo in tanti sul prato, Red Snakes, We Run Mln, RunYourCrew, United Runners, tutti insieme allegramente e tra una foto e un brindisi, due chiacchiere e un po’ di sole piano piano ci si saluta e si torna verso casa a godersi un bagno caldo e una medaglia e a pensare che alla fine non sarebbe male farne un’altra…

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