SuisseGas Milano Marathon 2015: caldo e fatica, fatica e caldo

Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto – tre iscrizioni negli anni passati e mai riuscito a correrla – ecco che quest’anno, finalmente, partecipo alla Maratona di Milano. Un’edizione caratterizzata dal cambio percorso, che in questa edizione ha la partenza proprio in centro, a pochi metri da Porta Venezia.

La giornata è bella, senza nuvole, ma forse – anzi, togliete il forse – calda, troppo calda. E partire alle 9.30 significa prendersi tutto il sole di mezzogiorno in testa.

Prima della partenza incontro un sacco di persone, l’atmosfera è bella, bellissima. Tanti sorrisi, tanti abbracci. La corsa è anche, ma soprattutto questo, una grande comunità di persone, di amici, che si ritrovano per passare una giornata insiseme. Ognuno con la sua motivazione, ognuno con il suo obiettivo.

Mezz’ora prima della partenza mi porto in griglia e inizio il solito rituale. Preparo tutto, bevo, mi accovaccio per qualche secondo, solo con i miei pensieri. Un’ultima chiacchierata e poi lo sparo. Si parte!

I primi km volano via, mi sento bene e forse spingo un po’ troppo. So di non poter pretendere troppo, ma ci provo lo stesso. Preferisco rischiare e giocarmi tutto, piuttosto che giocare sulla difensiva. Inaspettatamente però la prima piccola crisi arriva al tredicesimo km. Niente di grave, ma devo arrivare fino al diciottesimo per scrollarmela di dosso.

Continuo imperterrito e arrivo alla Mezza Maratona in 1h46′, proprio il tempo che mi ero prefissato. Continuo e arrivo al 25mo. Dove arriva anche il primo vero crollo. Più psicologico che fisico. Non vedo l’ora di camminare un po’ e al ristoro mi fermo e faccio le cose con calma. Mangio qualcosa, bevo, cammino per un centinaio di metri. Riparto.

Rallento il ritmo e cerco di pensare a cose positive. Resto tranquillo e  corro, corro, corro. Fino a quel maledetto 35mo Km. Il percorso prevede una specie di chicane con il ponte che attraversa la zona della vecchia Fiera. Mi spezza in due. Scendo dal ponte e cammino ancora, davvero non ne ho più, anche fisicamente. Mi mancano gli allenamenti e i km nelle gambe, mi mancano i km persi a Barcellona.

Rallento ulteriormente e a fatica continuo a correre, contando ad uno ad uno tutti i km. Soffro e penso a una persona che è scomparsa poco fa, alla quale avrei voluto dedicare la medaglia di Barcellona. Penso e mi dico “ce la devi fare, lei ce l’avrebbe fatta, avrebbe fatto anche di meglio, non fermarti proprio adesso”. Ed è con questo pensiero in testa che non smetto di correre fino al traguardo, senza mai camminare. Taglio il traguardo, la gambe fanno male ovunque, ma la soddisfazione e la gioia che provo non hanno prezzo.

Un’altra medaglia, la mia terza Maratona. Una distanza che non sono ancora riuscito a fare mia, ma che col tempo mi regalerà grandi soddisfazioni. Mi sento come nelle mie prime Mezze Maratone, quando in punta di piedi cercavo di capire come funzionava il ‘mondo’ delle corse. Adesso lo conosco un po’ meglio e so che posso migliorare tanto, tantissimo, è solo questione di impegno e volontà.

Avanti così, sempre di corsa, sempre Like Never Before!

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