Tri@Mi 2014: vi racconto il mio Triathlon Olimpico di Milano

Beh…come diceva quella canzone? “Penso che un giorno così non ritorni mai più”? Basterebbero queste poche parole per descrivere la giornata del 27 Luglio, data nella quale si è svolto il Triathlon Olimpico di Milano, per gli amici “Tri@Mi”. Anche se con qualche problemino logistico, indipendente dalla volontà degli organizzatori, causato da diversi cantieri (leggi Expo 2015) soprattutto nella zona cambio swim/bike, posso tranquillamente affermare che è stata una gara tra le più belle e divertenti alle quali abbia mai partecipato.

La partenza, anticipata alle 9.30, mi costringe ad una levataccia. Appuntamento quindi con Gennaro, Riccardo e Francesca per le 7.15 all’Arena Civica. O meglio, con Gennaro e Riccardo alle 7.15, mentre con Francesca, che non si smentisce mai, l’appuntamento è per qualche minuto dopo (qualche…haha).

Posizioniamo le scarpe per la frazione corsa e dopo aver depositato gli zaini ci dirigiamo in bici verso la zona cambio swim/run. Oggi ci tufferemo e nuoteremo nel Naviglio.

Un’impresa da veri eroi, più di quanto non sia stato portare a termine la gara. La partenza si avvicina e prima dello start ci raggiungono i primi tifosi, tutti (o quasi) membri della grande famiglia Red Snakes.
Si parte! L’acqua é freddina (muta vietata), la corrente forte, e il fondale una sorta di sito archeologico con reperti di ogni tipo, senza contare alghe, alghette, rami e rametti. Ma a differenza di Pescara questa volta non c’è ansia o agitazione, ma solo voglia di gareggiare e far bene. 

Nonostante la voglia però sono un po’ stanco e il periodo non è dei migliori. Un po’ fuori allenamento, batterie scariche.

La frazione nuoto va via che è un piacere, e in men che non si dica mi ritrovo alla zona cambio bike. Faccio con calma, e mi rendo conto che molti sono già partiti, tutti agguerriti. Dei “mostri”. A differenza di un 70.3 qui sono tutti più competitivi e più forti, e serve un buon allenamento. 

Dopo un (lungo) tratto a piedi con la bici al seguito finalmente si raggiunge la linea di partenza della bici e si percorre un breve tratto che collega al “loop” di 3.9 km che sarà da percorrere nove volte. Forse un po’ troppi giri per i miei gusti, ma l’opinione generale é che siano davvero tanti. E ognuno deve contare i propri. Perdo il conto al terzo giro, e mi affido un po’ all’intuito ma soprattutto al mio TomTom. 

Il tifo dei ragazzi venuti a vederci é fantastico. Ad ogni giro li sento urlare il mio nome, e sono come iniezioni di adrenalina pura. La stanchezza sparisce ed é in quei momenti che mi alzo sui pedali e inizio a spingere.

Ma tutti vanno come dei pazzi e faccio fatica a stare nel gruppo. Inutile forzare anche perché la stanchezza é dietro l’angolo e allora mi metto tranquillo e decido di stare intorno ai 30 km/h. Al sesto giro mi supera Gennaro che oggi era in formissima, come Riccardo, che ha chiuso con un tempone di tutto rispetto.

Quando il TomTom segna 40.10 km e percorro il tratto che porta verso l’Arena sono piuttosto sicuro di aver fatto i 9 giri (fare altri 3.9 km non avrebbe avuto senso) e decido di entrare per dirigermi nella zona cambio run. Scoprirò poi all’arrivo che molti, come me, hanno perso il conto dei giri, alcuni facendone 8, altri addirittura 10, in base alla precisione del loro GPS.

È ora di correre! Tre giri all’interno di Parco Sempione, con tanti ristori, spugnaggi, e un bellissimo attraversamento del cortile all’interno del Castello Sforzesco. 

Primo giro con un forte mal di schiena, forse causato dalla frazione bike. Tengo duro e i ragazzi/tifosi adesso il incontro due/tre volte per ogni giro. Ancora tifo, ancora adrenalina. 

Il secondo giro é il più faticoso e non vedo l’ora che finisca. Sono poco più di 3 km ma sembrano non finire mai. 

Ultimo giro. Ormai sono convinto di avercela fatta, le gambe reggono, anche se ho dovuto rallentare un po’. Entro in Arena, a fianco a me un ragazzo con il quale ho percorso l’ultimo km. Gli propongo una volata finale, lui con un sorriso mi dice: “ho sperato fino all’ultimo che non me lo chiedessi”. Sembra un po’ stanco, allora lo saluto e gli dico “io vado!”. 

Ma inaspettatamente mi supera poco prima del traguardo correndo come un pazzo! Mi strappa una risata, e dopo l’arrivo ci stringiamo la mano e da veri sportivi ci facciamo i complimenti reciproci per la gara. Entrambi stanchissimi, sappiamo di avere dato tutto oggi. E portiamo a casa la soddisfazione di aver chiuso una gara così impegnativa.

Chiudo il mio primo olimpico in 2h33’13”. Questo è lo sport, questa é la passione. Questa è la vita. Questo è il motivo per il quale ogni giorno ci alziamo e andiamo a correre, a nuotare, a pedalare. É il motivo per il quale ci alleniamo. Non arrendiamoci e non molliamo mai. Never give up!
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