VeniceMarathon: dura, sofferta, ma quante emozioni!!

Una gara bella, bellissima, corsa in una giornata a dir poco perfetta. Un bel sole, pochissimo vento, che arrivava quando serviva, bello fresco.

Ho esorcizzato la maratona di Firenze che corsi nel 2010 e che fu per me un vero e proprio trauma (leggi il racconto).

Ma non solo. Mi sono anche divertito, che è la cosa più importante.

Organizzazione impeccabile, già di prima mattina. Dopo il deposito della sacca gara mi reco in griglia e incontro Francesca e Pier Luigi. Due chiacchiere veloci e poi entro nel mio settore. Mancano 10 minuti al via e inaspettatamente, senza motivo, sento un nodo in gola, e inizio a piangere. Mi stupisco di me stesso e cerco di trattenermi, ma sai che c’è? Lascio scendere le lacrime e mi lascio andare, solo per qualche minuto, prima di ritrovare la concentrazione.

Inno nazionale e via, si parte!! Si costeggia il Brenta e i primi 10Km volano in poco più di 50 minuti, tra paesini caratteristici e band lungo la strada. Incontro Roberto “Magister” che mi accompagna per un breve tratto e che mi dà la giusta carica. Sarebbe poi tornato indietro per far compagnia a Francesca.

Ma il primo momento chiave arriva proprio dopo il decimo. Il ginocchio sinistro iniza a dar fastidio, sembra il menisco, ad ogni passo sento una piccola scossa. Cerco in qualche modo di capire se posso fare qualcosa, cerco di appoggiare il piede in modo un po’ diverso. Dopo qualche km sembra funzionare.

Tra un esperimento e l’altro arrivo al ventesimo e passo sotto il gonfiabile della mezza maratona in 1h47′. Il mio obiettivo di chiudere sotto le 3h30′ lentamente si allontana. Preferisco rallentare un po’ e conservare il ginocchio piuttosto che forzare e rischiare il ritiro.

Arriva un altro momento inaspettato: il muro. Ma siamo al km 25…aiutoo!! Arrivo al ristoro e cammino un po’, mangio un paio di spicchi di mela, e continuo. Passano un centinaio di metri e vengo superato dai pacer delle 3 ore e 40. Decido di seguirli, nella speranza di spezzare un po’ il ritmo.

Funziona. Mi faccio tirare fino al trentesimo, ma poi decido di rallentare nuovamente.

Arriviamo a Parco S. Giuliano e il lungo ponte bianco taglia un po’ le gambe. Ma so che non manca molto al traguardo. Dodici km ed è fatta. Inganno la mente pensando che saranno solo 2 km + 10 prima di vedere la linea del traguardo.

Si arriva al temuto ponte della libertà, l’incubo di molti runners. In realtà si rivela per me piacevole, non c’è vento, e sento salire la gioia degli ultimi km.

Stiamo per entrare a Venezia, l’emozione sale ancora. Ma insieme all’emozione arrivano anche i ponti.

Tremendi.

Ogni ponte è una montagna. Da scalare faticosamente. Le passerelle eliminano i gradini, ma dopo 40 km anche un marciapiede sembra impossibile da scalare.

Piazza S. Marco, stupenda, accoglie i runners, la gente che ti incita, urla, chiama il tuo nome. Un piccolo bastone da percorrere avanti/indietro prima degli ultimi ponti.

Che, nonostante le difficoltà, percorro con il sorriso. Sprint finale prima del traguardo, e sotto il traguardo fermo il TomTom in 3h46’30” (guarda l’attività su Strava)

Ho annullato completamente il brutto ricordo di Firenze e sono pronto per una nuova maratona. Milano? Roma?

Nel frattempo, in attesa che marathonfoto.com carichi tutte le foto – queste me le compro tutte!! –  ne inserisco un paio che mi sono piaciute.

Un grazie di cuore ad Asics, e a Lucrezia, che mi è stata vicina in questa avventura, sapendo che questa è solo una ‘tappa’ della strada mi porterà al sogno di sempre: IRONMAN Barcellona, 4 Ottobre 2015.

Stay Tuned.

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