Vi racconto il mio personalissimo IRONMAN 70.3 ITALY

Un sogno. Un sogno diventato realtà. Lo speaker che a pochi metri dal traguardo grida nel microfono: “Roberto, you are a FINISHER!!”. La giornata di sport più incredibile della mia vita. Emozioni a partire dal sabato, quando il mare mosso non prometteva niente di buono. Le voci di corridoio davano per annullata la prima frazione e nessuno si voleva sbilanciare. Gli organizzatori nella serata di sabato fanno poi sapere che la decisione finale sarà presa solo la mattina seguente, intorno alle 10.

La domenica sono in zona partenza intorno alle 9.30 e il mare è anche peggio del giorno prima. Vedo le enormi boe sistemate all’interno dei frangiflutti, segno che il percorso, in caso di partenza, sarà sicuramente modificato. La tensione è alle stelle, sembrano tutti impazziti. I rumors sempre più folli: “non si fa il nuoto, lo tolgono e fanno corsa-bici-corsa” – “nuoto annullato, solo bici e corsa”. Ognuno dice la sua, fino alle 10.00, ora del comunicato ufficiale: “la frazione di nuoto SI FARÀ, sul nuovo percorso di 1 km”.

Le onde sono davvero alte, e l’ora dello start si avvicina inesorabile. Il mio primo IRONMAN, la mia prima gara di triathlon. In assoluto. Ho scelto di esordire con una distanza impegnativa, senza provare prima con un olimpico o uno sprint, nonostante i consigli di preparatori, allenatori e amici.

Ma ormai non si torna più indietro. Io e Fabrizio ci prepariamo nella griglia di partenza, muta, cuffia, occhialini, controllo tutto dieci volte in modo maniacale. Respiri giganti, l’ansia che mi assale. Pochi secondi. Suona la sirena! 

Per i primi 50 metri si cammina-corre in acqua, ci sono alcune zone dove l’acqua è più bassa e non conviene nuotare. Vedo la prima boa avvicinarsi, è immensa. Le onde sono ancora più alte adesso, e sento stringere il petto. Giro la boa e la tensione sale ancora. L’acqua è marrone, impossibile vedere, è come nuotare ad occhi chiusi. Sono circondato da braccia e gambe, sento manate in testa, sui piedi, ma non posso fermarmi. Fino a che la paura prende il sopravvento, mi manca il respiro. Nuoto per qualche metro a rana, voglio capire dove sono io, dove sono tutti gli altri. Poi riprendo le bracciate a stile. Respiro solo dalla parte destra perchè dalla sinistra arrivano le onde. Bevo più volte, arriva anche un conato. Riprendo per qualche metro a nuotare a rana, poi penso di fermarmi e farmi tirar fuori dall’acqua. Invece mi metto a dorso, chiudo gli occhi e respiro, tento di calmarmi. Funziona. Inizio a ragionare, inizio a nuotare come si deve. La boa di metà percorso è lontana, ma inizio a star bene e le braccia iniziano a fare il loro dovere. Quando giro la seconda boa riesco a respirare ogni 3 bracciate, sento di poter spingere un po’, e lo faccio. Vedo in lontananza chi, prima della boa che porta all’arrivo, qualcuno che già cammina. Si tocca. Mi calmo ulteriormente e nuoto, nuoto, nuoto. Penso “la prima frazione è andata”.

La zona cambio, una novità assoluta per me, fila via liscia, faccio tutto con calma, non voglio farmi assalire dalla fretta. Tolgo la muta e mi vesto per la frazione in bici. Casco, occhiali, guanti, calze e scarpini. Salgo in bici e i primi km volano. Trovo un “compagno” e l’intesa è perfetta. Ci guardiamo e senza dire niente ci diamo il cambio per i primi 40 km, prima spinge un po’ lui, poi passo avanti io. Abbiamo lo stesso ritmo. Le salite sono impegnative, il percorso è collinare, alcune salite le sento nelle gambe. Ne approfitto per mangiare. Gel, barrette, sali, acqua. Liquidi a non finire.

Vedo la strada bagnata in alcuni tratti. Scopro solo all’arrivo che chi è partito prima di me ha preso pioggia e grandine. Intorno al cinquantesimo km la salita più tosta per me. Mi spezza un po’ le gambe, ma continuo imperterrito. Un ragazzo accanto a me mi dice: “dai dai, che se c’è tutta sta salita prima o poi arriverà anche la discesa”. E infatti arriva. Mi lancio senza freni tra discese e tornanti, cercando di recuperare un po’ di posizioni, raggiungendo i 67 km/h (vedi l’attività su STRAVA). Ma mi rendo conto che in bici devo ancora migliorare molto. Finalmente arrivo al km 80 ma proprio qui mi pianto. Le gambe non spingono più e faccio una fatica micidiale. Non vedo l’ora che arrivi la zona cambio per far girare un po’ le gambe con la corsa, voglio cambiare movimento. Sono stanco e sento qualche dolore alla schiena.

Finalmente arriva anche la zona cambio per la corsa (guarda l’attività su Nike+). Faccio tutto con estrema calma, le gambe fanno un po’ male. Metto a posto tutto e infilo le scarpe. Parto, e i primi due km passano veloci. Sembra tutto ok. Ma verso il terzo-quarto km la schiena si fa sentire. Il dolore inizia ad aumentare e cerco di trovare una posizione comoda per correre, senza caricare troppo sulla schiena. Ma è impossibile. Il percorso della corsa è un anello da ripetere per quattro volte. Psicologicamente questa cosa mi distrugge. All’ottavo km (come sempre mi accade uiltimamente) devo fermarmi per allentare un po’ i lacci delle scarpe. Sono strettissime. Penso a qualsiasi cosa possa farmi stare meglio ma in alcuni tratti è impossibile. Forse ho bisogno di mangiare.

Mi fermo ad ogni ristoro e mangio e bevo di tutto. Barrette, gel, spicchi di arancia, acqua, sali, red bull e coca-cola. Tutto ha lo stesso sapore, ormai non sento più niente. I km passano, cerco le forze ma ormai non arrivano più, vado avanti di nervi. Al quarto giro inizio a tirare il fiato, ma verso il 18mo crollo. Cammino un po’, la schiena dolorante. Passano dieci secondi e un ragazzo mi incita “dai forza, ti accompagno io!”. Mi faccio coraggio, riparto, parliamo un po’. Mi accompagna fino al km 20, all’ultimo ristoro. Lo saluto, bevo un bicchiere d’acqua, riparto. Passo dal corridoio che conduce all’arrivo. Un sacco di gente, vedo il traguardo. Ed è qui, a pochi metri dalla linea del traguardo che sento lo speaker: “Roberto, you are a FINISHER!!”.

Chiudo in 5h42’49”

Un giorno da ricordare, un’epserienza assolutamente fuori dal normale, con emozioni e sensazioni che difficilmente ho provato in altre gare. Sicuramente da rifare. Sicuramente il primo passo verso un IRONMAN full. A presto…

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