Da Firenze a Venezia. Quattro anni dopo, torno a sfidare me stesso.

La mia prima Maratona. Firenze. 28 Novembre 2010. Quattro anni fa. La giornata parte in salita. Una pioggia fitta, senza sosta, cade già dalle prime ore della mattina sui partecipanti che affollano Piazzale Michelangelo. Pochi ripari, fa freddo. Io sono lì già dalle 8 e manca più di un’ora alla partenza. Quando sento lo sparo sono già fradicio e tremo dal freddo. Il 2010 è stato per me un anno difficile, e la preparazione non è stata fatta in modo adeguato, ma è la mia prima Maratona, non voglio mancare.

I primi 10 km passano senza troppi problemi, anche se in alcuni tratti arrivano folate di vento freddo, pungente. Poco dopo il decimo il primo ‘problema’: devo fare pipì. Ma in tutti i punti dove sono stati piazzati i bagni chimici c’è coda, due, tre, quattro persone, e non mi va di aspettare.

La verità è che non posso aspettare. Come mai? Perchè prima della partenza, nonostante tutto, mi metto in testa di chiuderla sotto le 4 ore. E purtroppo – o per fortuna – quando mi metto in testa una cosa è la fine.

Quindi proseguo senza soste, e orologio sempre sotto controllo. Alla mezza maratona però ho diversi minuti di vantaggio sul mio obiettivo finale, decido di fermarmi al ristoro, bevo qualcosa, senza mangiare nulla. Quattro anni fa non riuscivo a mangiare assolutamente nulla prima o durante una gara. Quattro anni fa. Corricchio senza camminare, una specie di jogging col bicchiere in mano. 

Passano i km, arrivo al trentesimo, ormai il bisogno di fermarmi non lo sento più, l’ho tenuta per così tanto che è passato lo stimolo. Ho paura del ‘muro’. Tutti mi hanno detto che arriva al km 33. Ma io arrivo lì e la stanchezza è sempre la stessa, nessun muro per ora.

Quattro anni fa. Un’occhiata all’orologio, ce la posso fare, qualche minuto di vantaggio, anche se ad ogni km il vantaggio diminuisce. Sto rallentando. Sono a pelo. E poi, tutto ad un tratto, eccolo lì. Km 36, forse 37, non ricordo nemmeno più. Un muro enorme, la testa non c’è più. Le gambe vanno ma non sento più niente. Si entra a Firenze, centro storico. Ho la malaugurata idea di fermarmi all’ultimo ristoro. Lo vedo, rallento, mi fermo, bevo. Guardo l’orologio. Cazzo devo ripartire subito, o non finisco sotto le quattro ore. Gambe come paralizzate, forse era meglio se avessi proseguito.

Ultimi due km praticamente anestetizzato, faccio fatica a ragionare. Ma continuo. E continuo. Vedo il traguardo, la folla. Guardo l’orologio. Guardo il timer sopra il traguardo. Lui dice 4:02:28 ma il mio orologio, e il real time finale dicono 3:58:34 – è andata.

Un’esperienza incredibile, vissuta psicologicamente ‘male’, nonostante l’obiettivo raggiunto, che mi ha traumatizzato, e dopo la quale ho giurato ‘mai più una maratona’. Quattro anni fa.

Oggi ci riprovo, oggi voglio godermi la gara, voglio dimostrare a me stesso di essere un’altra persona. Voglio accettare me stesso come un’altra persona. Il mio nuovo obiettivo si chiama Maratona di Venezia 2014, o VeniceMarathon se preferite.

Questo ero io quattro anni fa. Oggi torno a sfidare me stesso. Quattro anni dopo.

26 Ottobre 2014 – VeniceMarathon – io ci sono.

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