Di nuovo in Montagna. Di nuovo fatica. Quella vera.

Se andate in Montagna assicuratevi di farlo con chi la Montagna la conosce bene. Saprà guidarvi sulla giusta strada, e con loro non sbaglierete mai un sentiero o una deviazione. Dopo la mia prima esperienza, poco faticosa ma molto spettacolare, sono tornato a correre (sì, correre) in montagna.

L’occasione me la regalano Karen e Luca, due super-appassionati di Montagna, che conoscono ogni sasso e ogni sentiero delle Montagne sopra Como. L’idea è quella di salire al Monte Palanzone, partendo dall’Alpe del Vicerè.

Dopo aver lasciato la macchina poche centinaia di metri prima dell’inizio del sentiero ci prepariamo. Fa caldo, non serve molto. Uno zaino, una maglietta di ricambio, la frontale in caso di ritorno al buio.

Un itinerario piuttosto conosciuto, ben segnalato da cartelli, con alcune salite davvero toste. Al contrario di chi percorre questi sentieri camminando, noi corriamo. Abituato a correre su asfalto faccio fatica a trovare il giusto passo, le falcate sono troppo lunghe. Capisco che devo accorciare il passo e usare le gambe in modo diverso.

Alcune rampe mettono a dura prova i miei polpacci, che urlan0 e pompano sangue come mai mi era capitato di sentire. Per fortuna tra una rampa e l’altra c’è qualche tratto in piano che mi fa recuperare fiato e qualche energia.

Ma è quando arriviamo alla base del Monte Palanzone che le cose si fanno difficili. Qui per me è impossibile correre. Luca va come un treno, e sale senza problemi. Io me la prendo comoda e salgo lentamente, con qualche sosta. Fiato corto, gambe in fiamme.

Ma lo spettacolo della natura qui è incredibile, anche se la giornata afosa ricopre tutto con un velo di foschia. L’ultima salità è tremenda, mai avrei pensato di affrontare percorsi simili.

Arriviamo in cima e scopriamo di averci messo 45 minuti. A quanto pare un tempo decoroso. Sono morto, o quasi. Scattiamo qualche foto e recuperiamo (leggi:recupero) un po’ di forze per il ritorno, che è impegnativo.

Correre in salita non è affatto semplice. Immaginatevi in discesa. Bisogna essere allenati e sviluppare una buona tecnica anche – e soprattutto – per le discese. Le ginocchia e le tibie sono messe a dura prova. Ogni tanto cerco di lasciare andare un po’, ma la paura di mettere un piede nel posto sbagliato è sempre presente. Manca un po’ di confidenza.

Una volta giunti al sentiero per il quale siamo saliti mi rilasso e mi godo l’ultimo tratto, percorso ad una velocità decisamente più sostenibile.

Il mio grazie più grande va a Luca e Karen, che mi hanno accompagnato in questa uscita, e che mi stanno facendo scoprire un mondo completamente nuovo, che non conoscevo.

La Montagna si fa sempre più interessante, e la sua M diventa sempre più maiuscola.

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