La matematica del Runner (e di come ognuno di noi meriterebbe una laurea)

Per la velocità di calcolo e per la complessità di come scompone numeri all’apparenza semplici per trasformarli in arzigogolati ragionamenti, ogni Runner che si rispetti meriterebbe una laurea in matematica ad honorem.

Il Runner matematico (come lo chiameremo da qui in poi) infatti conta i km delle gare, divide le distanze, calcola in tempo reale – come farebbe un superprocessore alla NASA – quanto manca alla fine della gara e che tempo segnerà il suo (amato) orologio quando passerà sotto al traguardo.

Una specie di ossessione, come quando a Rain Man bastava una rapida occhiata per contare gli stuzzicadenti caduti dalle mani della cameriera nella scena del bar (246 in tutto, perchè nella scatola ne erano rimasti 4).

Il Runner matematico inizia a fare le divisioni, quelle più semplici, sui 10 km. Di solito li immagina come due tratti da 5. Facile. Indolore. Arrivi al quinto e sei a metà, è ora di tornare a casa.

Ma in alcuni casi la scomposizione può essere più complicata del previsto. Ad esempio al settimo km non pensa mai che manchino 3 km, ma 2 e poi ancora 1. Chissà perché l’ultimo km non lo conta mai.

Ma il bello arriva quando i km segnalati sul percorso non coincidono con quelli sul display dell’orologio. Il dramma km dell’orologio Vs. km del percorso infatti può avere conseguenze devastanti nella mente del Runner matematico.

Il Runner matematico infatti inizia a sbuffare e incazzarsi con gli organizzatori perché hanno posizionato male i cartelli dei km. E poi – e questo accade sempre – inizia a chiedere a chi gli sta intorno quanto segna il suo orologio: “oh, scusa, mi dici cosa ti segna il tuo Garmin?”. È la fine. La morte psicologica del Runner matematico.

Nessuno si è mai ripreso da un simile trauma. Se poi sballa al primo km è finita, gara da buttare. Stai pur certo che al traguardo ti dirà: “e comunque era più lunga di 300 metri, altrimenti avrei fatto il personale”

Sulla Mezza Maratona poi le divisioni del Runner matematico si fanno ancora più complesse. C’è chi predilige il sette-quattordici-ventuno, utilizzando anche le percentuali (il Runner matematico al settimo km è al 33% della gara) e c’è chi invece la divide a metà, e al decimo km e mezzo rifà il famoso ragionamento “bene, sono a metà, è ora di tornare a casa”.

Senza contare il classicissimo 5-5-5-5-1, abbinando il conteggio ai ristori (e guai a posizionarli male). Una formula collaudata che regala al Runner matematico una tranquillità extra.

Capitolo Maratona. Qui scatta la doppia laurea Matematica + Filosofia. Sì, perché oltre ai numerosissimi calcoli, nella testa del Runner matematico partono incredibili e interminabili trip mentali.

Il Runner matematico inizia a chiedersi se l’uomo sia davvero andato sulla luna e se è vero che Paul McCartney è morto in un incidente stradale e ha lasciato il posto a un sosia che adesso lo sostituisce in tutto e per tutto.

É un casino, non ne esce più. E nel frattempo passano i km e la calcolatrice che ha in testa continua ad aggiornare in tempo reale. Ogni secondo al km perso o guadagnato è un nuovo calcolo. Roba da mal di testa cronico. Fumo dalle orecchie.

Ma il Runner matematico non finisce il suo lavoro al finire della gara, anzi. Una volta giunto al traguardo le sinapsi fanno festa, impazziscono. Il Runner matematico sente le voci e corre a controllare le classifiche lamentandosi se il tempo in classifica è diverso da quello indicato (leggi: scolpito nel marmo) dal suo orologio.

E quando ti incontra e avete fatto la stessa gara lui ti dirà: “sì ma tu quanto hai fatto? Anche a te ha segnato 300 metri in più? Avrei fatto il PB guarda, invece in classifica mi trovo 3 minuti in più perchè non mi hanno calcolato il real time…”

Insomma, diciamocela tutta, siamo tutti un po’ Runner matematici, che ci piaccia oppure no. Quel che conta è divertirsi…senza dare i numeri!

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