Ma tu, perché corri?

È la domanda più gettonata, quella che ti fanno tutti, prima o poi, qualsiasi cosa tu faccia. “Ma chi te lo fa fare di correre per tutti quei km?”, oppure “Come 100 vasche, e senza mai fermarti?” fino alla più classica e intramontabile “Ma perché corri?”.

Sì, perchè corriamo? Allenamenti faticosi, a volte durissimi, infiniti, che ti lasciano senza gambe, e che ti porti a spasso per qualche giorno, fingendo di stare benissimo (sensazione che conoscete tutti vero?). Generalmente è una domanda che ti fa chi non corre, chi “non capisce” la filosofia del running e dello sport.

Ma quando ce la facciamo a vicenda, quando noi runners o sportivi chiediamo ad un altro runner “tu come hai cominciato?” allora si aprono voragini enormi e spazi paurosi. Perchè quando parli con qualcuno a cui non devi spiegare il sudore e la fatica beh, non ti rimane altro che confessare.

La maggior parte delle volte la risposta è qualcosa di simile a “problemi di lavoro” o “in famiglia le cose vanno da schifo”, per passare a “è successo dopo un forte trauma”, come ad esempio la perdita di una persona cara.

Il bisogno e la necessità di staccare la spina e staccarsi da tutto e da tutti, prendersi un’ora per la propria testa, evadere, fuggire. Scappare dalle proprie paure, dimostrare a sè stessi di avere una parte “buona” in grado di sconfiggere quella “cattiva”.

Tornare in carreggiata attraverso la fatica, il sudore e lo sfinimento è rigenerante. Il senso di soddisfazione e di “accomplishment” al termine di un allenamento è qualcosa di potente, è adrenalina pura, è sollievo. Avete mai provato a correre anche quando siete stanchi morti? Il risultato? Al termine dell’allenamento sarete persone nuove. Vi sentirete meglio, molto meglio.

Questo è il regalo dello sport, degli allenamenti anche quando non ne hai voglia, delle gare portate a casa per miracolo, medaglie strappate coi denti.

Nessuno di noi umani corre per arrivare al primo posto. Il primo posto è riservato agli atleti veri. Quelli che fanno la Mezza in un’ora, la Maratona in due.

Noi siamo quelli che corriamo per migliorare noi stessi, per limare qualche secondo o qualche minuto dal nostro miglior tempo. Ma allo stesso tempo mentre lo facciamo sconfiggiamo i nostri demoni, le nostre insicurezze, le nostre paure.

Ognuno ha i suoi, il suo passato da sconfiggere, le sue rivincite da prendere. E, giorno dopo giorno, con infinita pazienza, ognuno si allena, cerca di dare il meglio, e trova il tempo per farlo a orari improbabili, perché sa che ne ha bisogno, come l’aria che respira.

Mi viene in mente una canzone degli Imagine Dragons della quale riporto una riga, giusto una, per ricordarmi e ricordarvi perché corro, perché corriamo.

Perché in fondo, perché corriamo, lo sappiamo solo noi.

Condividi su:

3 Comments