Manca una settimana al mio secondo 70.3, e non serve aggiungere altro.

Una sola parola può descrivere quello che provo mentre scrivo: ansia. Manca solo una settimana al mio secondo Mezzo IRONMAN, sempre in Italia, sempre a Pescara.

Ma le sensazioni non sono le stesse. L’anno scorso fu una sfida, una specie di scommessa con me stesso, per capire se ce l’avrei fatta, se sarei stato in grado di attraversare la finish line, in un modo o nell’altro.

Quest’anno invece le cose sono diverse. Tanto per cominciare perchè è già passato un anno, e anche se in questi mesi ho imparato molto, sia in termini di esperienza che in termini di “trucchetti” in bici e in vasca, l’aspettativa è alta. Credo che a qualunque livello si pratichi uno sport, è sempre difficile replicare un bel risultato arrivato al primo tentativo (leggi il racconto del mio IRONMAN 70.3 ITALY).

Per di più entro in un age group differente. Fine dell’epoca 35-39, vengo catapultato nella categoria 40-44 che a dirla tutta, non è che mi piaccia poi così tanto. Come saranno i miei avversari? Più agguerriti? Più cattivi? O magari più rassegnati?

Ansia. Tra una settimana a quest’ora sarò in bici, quasi alla fine dei 90 km, pronto per iniziare a correre una Mezza Maratona. Distanze che viste così mi spaventano, anche se le ho percorse e ripercorse più volte.

Ci vorrà cuore, volontà e determinazione per non cedere alla tentazione di fermarsi, rallentare, dire stop. Per togliere le mille paure del giorno di gara. Paura di bucare, rompere la catena, volare in discesa a 70 km/h e sfracellarmi sull’asfalto. Paura che nuotando le mille braccia e gambe mi trascinino sott’acqua, che le forze mi abbandonino negli ultimi km di corsa.

Forse è meglio non pensarci. Forse è meglio mettersi in testa che quando ti diverti hai già vinto la tua gara. Ma siamo esseri umani, e – almeno io – nonostante non abbia mai raggiounto grandi risultati, ho il fuoco della competizione che arde dentro. E allora mi basta alimentare piano piano questo fuoco fino a domenica e farlo diventare un enorme falò, per trovare coraggio, aggressività, competitività.

Restituire ogni colpo, ogni pedata, ogni attacco in salita, ogni sorpasso a piedi. Stringere i denti e non mollare mai. Arrivare al traguardo sfinito, ma col sorriso sulle labbra, consapevole di aver dato tutto quello che avevo. Consapevole di non aver potuto fare di meglio. Così mi piace correre, così mi piace gareggiare. 

Se mi leggete, e sarete anche voi a Pescara, il mio più grande in bocca al lupo.

Per tutti gli altri, guardatevi le spalle!

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