Non ascoltare la voce della paura. Osa.

Succede praticamente ogni volta. Gli obiettivi di corsa cambiano, diventano sempre più amibiziosi. Sei partito da una 5 km, o da qualche gare di paese, e un po’ come tutti dopo qualche mese (e per alcuni, come me, dopo qualche anno) sei davanti a un monitor a cliccare “iscriviti” su un sito che ti propone di correrne 42. Quarantadue km e centonovantacinque metri.

E a volte anche i 42 non bastano e ti ritrovi quindi ad aumentare, cercando ogni volta di spostare il limite. Sull’asfalto, in montagna, poco importa. Gara dopo gara, iscrizione dopo iscrizione.

Ma non è solo una questione di km. A volte è il desiderio di rivincita, una gara finita male alla quale vuoi a tutti i costi porre rimedio. Magari l’anno prima ti sei ritirato, sei stato male, hai sofferto, e quest’anno sfidi di nuovo la sorte, sfidi di nuovo te stesso.

E c’è qualcosa di affascinante nel prendere una decisione di questo tipo. L’adrenalina sale al solo pensiero.

Quella sensazione di quando si chiude lo stomaco e pensi “lo sto davvero facendo?”. Cuore a mille e ascella pezzata.

Poi passa qualche ora, qualche giorno nel migliore dei casi, e di sensazione ne arriva un’altra. Si chiama panico. “Ma cosa ho fatto? Perchè l’ho fatto? E adesso come faccio?”.

E ve lo dice uno che ha aspettato quattro anni prima di iscriversi alla sua seconda Maratona. Traumatizzato.

La voce della paura. Si chiama così. È quella che cerca di convincerti che stai facendo una cazzata. Anzi, che l’hai già fatta. Perché adesso devi dimostrare a tutti di essere in grado, dimostrare a te stesso che era la cosa giusta da fare. La cosa giusta al momento giusto.

Ma la voce della paura – anzi la paura – molto spesso è bugiarda. Ci parla perché non vuole essere sconfitta dalla nostra incrollabile fede, dal nostro coraggio e dalla nostra arma più potente: la libertà.

Quella che ci permette di andare in posti favolosi e vivere esperienze incredibili.

La libertà di affrontare un percorso che ci farà crescere, diventare più grandi. Fuori e dentro.

La paura va messa in riga. E se la chiami col suo nome sparisce in fretta.

Quando credi di non potercela fare, quando cercano di convincerti che la tua decisione è sbagliata.

Lo puoi dire a bassa voce, lentamente, o lo puoi urlare fino a sentire i polmoni bruciare. Io non ho paura, io non ho paura.

NON ASCOLTARE LA VOCE DELLA PAURA.

SENTITI LIBERO.

OSA.

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