Schwazer vince il mondiale della 50 km e va a Rio

Dalla polvere all’altare. Alex Schwazer a Roma vince il mondiale a squadre della 50 km e prenota il suo posto per le olimpiadi di Rio con il tempo di 3h39’00”.

Sembra lontano quel 6 agosto 2012 quando Alex venne trovato positivo all’eritropoietina ricombinante in un controllo antidoping a sorpresa.

Squalifica. Sospensione dal servizio (Carabinieri). Congedo. Fine dell’accordo con Ferrero, azienda con la quale aveva un contratto di sponsorizzazione.

3 anni e 6 mesi.

Anche un’inchiesta per frode sportiva, per la quale patteggia 8 mesi e una multa di 6 000 euro.

Torniamo a oggi. Schwazer vince, e lo fa con grande stile. Da metà gara in poi diventa irraggiungibile e stilisticamente impeccabile. Anche Giovanni Malagò, presidente del Coni, sta dalla parte di Alex: “Questa è una grande storia. Complimenti a tutta la squadra italiana. Ci sono le premesse per fare a Rio cose importanti. Alex Schwazer ha sbagliato, ha pagato fino all’ultimo e ora bisogna chiudere con le polemiche. Ha avuto la forza di crederci, credo che il merito sia tutto in lui e in Sandro Donati, che è stato corteggiato come non si fa neanche nei migliori film d’amore, perché era l’unico che poteva dargli la certificazione di atleta che ha sbagliato e che ora non vuole più sbagliare. Non era facile, perché hanno vissuto come due monaci per lungo tempo” (dichiarazioni di Malagò riportate da Valerio Piccioni, Gazzetta dello Sport).

A Rio quindi la formazione Schwazer, De Luca e Caporaso nella 50 km, e Giupponi e Tontodonati iscritti alla 20.

Questa la cronaca. Ma quanti pensano che Schwazer dovrebbe stare a casa? Quanti pensano che il vantaggio ottenuto grazie al doping non sia scomparso nonostante la squalifica? O forse sarebbe giusto difenderlo a spada tratta e portato in gloria?

Difficile dare un giudizio. È vero, ha pagato, ha scontato la pena. Ha diritto a una seconda possibilità. Ma c’è sempre un ma. Qualcosa che non mi convince. Che mi trattiene dal tifare per lui, con il cuore. C’è una macchia indelebile.

Sapere che comunque abbia voluto vincere – seppur in passato – grazie all’uso di sostanze dopanti mi impedisce di tenere alta la sua (nostra) bandiera.

Rio è vicina. Intanto io ci penso (e ci ripenso), che magari cambio idea.

Alex-Schwazer

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